Calcio e tv: matrimonio combinato e d’interesse e l’utente paga le nozze. Sospetto e indagine dell’Antitrust

Pubblicato il 24 Luglio 2009 16:54 | Ultimo aggiornamento: 24 Luglio 2009 17:12

TO150709SPO_0001L’Antitrust ha un sospetto: che la Lega Calcio stia mettendo in scena una gara finta. Non una gara undici contro undici sul campo verde, ma una partita a tre, tutti e tre più o meno d’accordo, in campo televisivo. Insomma un’asta, un mercato addomesticato in cui vendere i diritti tv sulle partite di calcio, campionati e coppe. Perché finta asta? La Lega vuole, fortissimamente vuole un miliardo di euro da questi diritti. Chi deve vendere, una società costituita apposta, guadagna infatti una commissione solo dagli ottocento milioni in poi. Mille milioni è la premessa e non il traguardo, e questo è già un po’ strano.

Come si fa ad arrivare a mille? Li si chiede a Sky, Rai e Mediaset. Ma perché questi devono pagare la cifra fissata dalla Lega calcio se i diritti possono valere di meno? Per una sola ragione: la certezza preventiva che la merce sarà confezionata a misura di format televisivo delle rispettive emittenti. Insomma, prima della gara, prima dell’asta, ci si mette d’accordo su quali diritti, quali piattaforme, quali spezzoni dello spettacolo calcio. E, quindi sul prezzo. Non possono farlo, cosa c’è di male, di storto tanto da indurre il sospetto dell’Antitrust? Di storto ci può essere la possibilità di un sovracosto: le tv pagano di più per avere diritti fatti a immagine e somiglianza del loro palinsesto e dei loro format. Questo sovracosto lo scaricano sugli utenti, abbonati o “tesserati”. Funziona solo se nessun altro può comprare i diritti offrendo di meno. Il sovracosto deve avere, incorpora la garanzia che non ci sarà concorrenza.

Questo il sospetto, quindi l’indagine dell’Antitrust. Troppo sospetto? Forse. Ma il calcio italiano, o meglio il suo “governo”, da tempo non figura tra gli insospettabili.