Call center, salvi i contratti a progetto: esclusi sondaggi e recupero crediti

Pubblicato il 26 luglio 2012 9:39 | Ultimo aggiornamento: 26 luglio 2012 9:39

call centerROMA – Per i call center non vale la stretta della riforma Fornero sui contratti flessibili. Tra le modifiche approvate ieri al decreto Sviluppo c’è l’emendamento che salva i contratti a progetto per le attività cosiddette in “outbound”. I lavoratori impegnati in outbound svolgono “attività di vendita diretta di beni e servizi” contattando per un arco di tempo determinato, clienti o potenziali beneficiari. Dall’utenza di un prodotto o di un servizio riconducibile a un singolo committente, chiamano verso l’esterno: da non distinguere quindi con l'”inbound”, che consiste nel rispondere alle chiamate dall’esterno.

Lo stop ai contratti flessibili non si applica a tutti gli operatori call center. Nel testo definitivo erano esclusi dalla stretta agenti e rappresenti di commercio. Il giro di vite si applica ancora ad alcune attività in outbound come i sondaggi e il recupero crediti: solo in quest’ultimo settore sono impiegate circa 16 mila persone con 1334 società coinvolte. In pratica l’emendamento “salva”, nel senso che lascia le cose come stanno, 35 mila addetti sugli 80 mila complessivi.

Nell’emendamento è compreso anche un disincentivo alla delocalizzazione: le imprese che vanno all’estero non potranno contare sugli sgravi contributivi per le assunzioni. E’ previsto, poi, che l’operatore di call center debba dichiarare sempre da dove effettua la chiamata, se dall’Italia o dall’estero. La maggiore rigidità sul mercato del lavoro in entrata era uno dei capisaldi della riforma del Lavoro licenziata da Fornero. Le modifiche recepiscono la preoccupazione, specie del centrodestra, che le nuove norme avrebbero provocato un ulteriore calo dell’occupazione. Il call center rappresenta una delle chance lavorative più abbordabili per i giovani a caccia del primo impiego. Dicevamo che sono 80 mila gli addetti interessati nel settore, di cui il 70% donne, e l’80% al primo impiego. Il settore vale un miliardo di euro. L’emendamento, che ha ricevuto il parere negativo del Governo, realizza un compromesso sul campo tra l’esigenza di dare peso ai contratti “volatili” e l’urgenza di non perdere per strada altri posti di lavoro reali.

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