Commercialisti, il calvario per 150 mila: trasferiti da un ministero all’altro

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 settembre 2013 14:25 | Ultimo aggiornamento: 12 settembre 2013 15:59
Il calvario dei Commercialisti, trasferiti da un ministero all'altro

Il calvario dei Commercialisti, trasferiti da un ministero all’altro

ROMA – È un calvario, per i commercialisti italiani, trasferiti da un ministero all’altro: i 150 mila revisori legali dei conti entro il 23 settembre dovranno iscriversi a un registro al quale sono già iscritti, ma che non è posto più sotto la vigilanza del ministero della Giustizia, bensì sotto quello dell’Economia.

Giorgio Costa sul Sole 24 Ore racconta questo calvario, una tipica storia di nonsense burocratico italiano:

“Fino allo scorso anno, infatti, il registro dei revisori contabili era gestito dal Consiglio nazionale dell’ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili. Poi con il recepimento nel 2010 della direttiva comunitaria sulla revisione legale (con il decreto legislativo 39/2010) la vigilanza sui revisori passò dal ministero della Giustizia a quello dell’Economia e siccome i dottori commercialisti, che gestivano il registro dal 2008, erano vigilati dalla Giustizia e non dall’Economia, quest’ultimo ministero ha deciso di gestire direttamente il registro. Il passaggio concreto è avvenuto il 14 novembre 2012 e il ministero dell’Economia chiede ora una nuova iscrizione a tutti coloro che erano iscritti al “vecchio” registro”.

Iscriversi a un registro è un obbligo fastidioso, ma il sistema informatico che dovrebbe gestire le 150 mila domande si inceppa non riconoscendo i codici fiscali degli iscritti al vecchio registro o confondendo la lettera O con il numero zero. Oppure non riconoscendo la Pec (posta elettronica certificata) e la mail ordinaria. L’Andoc (associazione nazionale dottori commercialisti) ha denunciato queste disfunzioni che rendono molto difficile l’iscrizione. Che però è obbligatoria. Spiega l’Andoc al Sole 24 Ore

“«La cosa che più ci indigna è che si tratta di comunicare dati di cui l’amministrazione pubblica è già in possesso. Basterebbe chiederli alle Camere di commercio invece di far perdere tempo ai professionisti».

Per questa ragione l’Andoc chiede l’abolizione dell’adempimento per «manifesta inutilità» o, quanto meno, come è stato espressamente richiesto al ministero dell’Economia in una lettera dei giorni scorsi, la non irrogazione delle sanzioni. Che sono pecuniarie, da mille a 150mila euro per chi non adempie all’obbligo, ma non si fermano al denaro visto che è “possibile” anche la sospensione fino a 5 anni, la revoca degli incarichi e il divieto di assumerne di nuovi”.