Canone Rai, la nuova idea di Di Maio: ridurlo. “Per liberarla dai partiti”. Ah, sì?

di Gianluca Pace
Pubblicato il 18 Novembre 2019 13:43 | Ultimo aggiornamento: 18 Novembre 2019 13:43
Canone Rai, Ansa

La sede Rai (foto Ansa)

ROMA – Le deputata del Movimento 5 Stelle Maria Laura Paxia, membro della commissione di Vigilanza Rai, nei mesi scorsi ha depositato alla Camera una sua proposta di legge per l’abolizione del Canone Rai. E proprio l’abolizione del canone Rai è diventato, ahinoi, uno degli argomenti politici del giorno.

Ma di cosa parliamo? 

“L’obiettivo – spiega la deputata del Movimento 5 Stelle – è di equiparare la Rai alle televisioni private. Niente canone ma accesso libero alla pubblicità senza i limiti in vigore oggi. Ritengo giusto che l’ Azienda pubblica punti sulla qualità del servizio non potendo più finanziare i maxi stipendi con i soldi dei cittadini. La mia proposta di legge modificherebbe anche il finanziamento del servizio pubblico andando a sostituire il canone con un gettito, che possa consentire alla Rai di avere un bilancio e di lavorare bene. Finanziamento gestito dal Mise e dal Ministero delle Economie e Finanze”.

Quindi la proposta della deputata del Movimento 5 Stelle è semplice: equipariamo la Rai a una Tv privata, senza privatizzarla, aboliamo il canone e diamo alla tv pubblica la possibilità di poter recuperare i soldi del canone raccogliendo, senza limiti, soldi dalla pubblicità (chissà cosa ne penserà Mediaset).

Luigi Di Maio, il leader del Movimento 5 Stelle, oggi non parla di abolizione del Canone ma di riduzione. 

“Il nostro obiettivo – ha aggiunto il ministro degli Esteri in una intervista a Rtl – è ridurlo, poi non spariamo cifre perché stiamo parlando di 2 miliardi di euro circa, ridurlo garantendo sempre che la Rai possa essere più indipendente possibile. La gente ci dice: se è governata dai partiti non lo vogliamo pagare, se garantite, facendo una legge, che la politica la smette di nominare i vertici della Rai, allora lo paghiamo”. 

Di Maio quindi articola la proposta della deputata Paxia. Vogliamo continuare a far pagare il canone? Allora facciamo uscire la politica dalla Rai. Come? “La politica smetta di nominare i vertici della Rai”.

Come? Chi dovrebbe nominare i vertici della Rai? Questa, al momento, è ancora una domanda senza risposta.

Anche perché, come sottolinea Simone Cosimi di Wired, abolendo il Canone e legando la Rai, oltre alle entrate pubblicitarie, a finanziamenti ministeriali di fatto si rischierebbe di legare ancora di più la televisione di Stato al governo in carica.

Ma in Rai cosa ne pensano della proposta del Movimento 5 Stelle?

La proposta, dice Riccardo Laganà, membro indipendente del cda Rai, “è impraticabile sotto vari aspetti. Il primo: inserendo il sostegno alla Rai nella fiscalità generale la si renderebbe dipendente dai governi di turno, asservita alle decisioni politiche e loro strumento di propaganda. Il canone certo è garanzia di indipendenza economica dunque politica. Ancora: togliendo il tetto pubblicitario alla Rai, come da proposta Paxia, si andrebbe a massacrare tutto il mercato, da Mediaset in giù. Oggi la Rai ha limiti molto rigidi nella raccolta pubblicitaria e di gran lunga inferiori a tutte le emittenti private. Senza tetto e forte di un’offerta ancora leader nell’ audience, si andrebbe ad erodere risorse agli altri operatori del settore televisivo, radiofonico e della carta stampata, impoverendo così il mercato delle piccole emittenti e dei diretti concorrenti con una crisi del settore enorme che significa meno investimenti, più disoccupazione”.

Anche l’amministratore delegato della Rai Fabrizio Salini respinge la proposta:

“Chiedo solo che alla Rai venga dato ciò che è della Rai. Abbiamo azzerato l’ evasione con il canone in bolletta, eppure come introiti siamo ai livelli del 2013 quando l’ evasione era al 30%. Tutto questo per la riduzione dell’ importo sul canone a 90 euro e perché alla Rai sono stati tolti 100 milioni dell’ extra gettito e un 5% forfettari. All’ azienda pubblica arriva un euro su due di quelli recuperati all’evasione”.

Fonte: QuiFinanza, Rtl.