Carlo Vichi: “Affitto gratis la Mivar a chi assume 1200 italiani per lavorarci”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 7 marzo 2014 11:06 | Ultimo aggiornamento: 7 marzo 2014 11:06
Carlo Vichi: "Affitto gratis la Mivar a chi assume 1200 italiani per lavorarci"

Carlo Vichi: “Affitto gratis la Mivar a chi assume 1200 italiani per lavorarci”

ROMA – “Se assumete 1200 italiani affitto gratis la mia Mivar“. Carlo Vichi, proprietario dell’azienda che produceva televisori fondata nel 1945 e chiusa nel 2013, lancia la sua offerta. Il desiderio per l’imprenditore di 90 anni è di veder ripartire l’economia e per farlo mette a disposizione i 120mila metri quadri di azienda che ha costruito per i suoi dipendenti. Azienda che non è mai entrata in funzione, con la vendita di televisori italiani stracciata dalla concorrenza coreana e cinese.

Valentina Conte su Repubblica riporta le parole di Vichi:

“Ho un sogno. Poter dire ricominciamo a quanti ho detto: è finita”, ripete ora Carlo Vichi. “E per farlo, un’idea c’è. Se una società di provata serietà accetta di fare televisori in Italia, io gli offro la mia nuova fabbrica, pronta e mai usata, gratis. Non voglio un centesimo. Ma chiedo che assuma mille e duecento italiani, abbiatensi, milanesi. Questo chiedo. Veder sorridere di nuovo la mia gente”.

La fabbrica, seconda sede della Mivar, è pronta:

“Due piani, 120 mila metri quadri totali, parcheggi, grande mensa, presidio medico. “Insuperabile, qui ci possono lavorare in 1.200, tutto in vista senza ufficetti. Vede com’è luminosa?” dice a Domenico Iannacone, giornalista e autore dei “Dieci comandamenti”, la fortunata serie di inchieste e storie italiane che riparte questa sera su Raitre proprio dalla Mivar (ore 23,15). La fabbrica è finita ormai da dieci anni. Costruita senza mutuo, costata milioni di euro, mai inaugurata”.

Ma la crisi e la concorrenza non gli ha permesso di aprirla, anzi a Natale anche la sede principale della Mivar ha chiuso. Un’avventura di una vita che Vichi ha condiviso con i suoi dipendenti:

“Eravamo in novecento e facevamo 5.460 televisori al giorno, un milione all’anno. Ora è tutto vuoto, solo qualche scrivania. I grossi colossi c’hanno calpestato”, riflette amaro Rocco. “Ho disegnato televisori per venticinque anni. Anche se il vero designer è il signor Vichi, io la mano. È rimasto sempre in trincea, al suo tavolo con le rotelle in mezzo a noi, la sua morsa, le sue idee, il suo compasso. Lavorando anche di sabato e domenica”. “E in tutte le feste comandate, Natale e Pasqua, la sua casa è la fabbrica, da sempre”, aggiunge Anna Vichi, la moglie. “Abbiamo iniziato da sposini, in una cameretta. Avevamo 18 anni e Carlo, geniale meccanico, progettava notte e giorno sopra un banco, in un angolo che ci stava appena appena. Poi ha cominciato ad assumere. Si è preso tutti quelli delle case popolari”. Lei è fiero di questa fabbrica?, chiede Iannacone a Vichi. “Beh insomma, questo sono io”.