Case di proprietà: mattone non diventa più denaro. Patrimoni congelati: 6.000 mld

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 24 settembre 2018 14:13 | Ultimo aggiornamento: 24 settembre 2018 14:13
Case di proprietà in Italia: mattone non diventa più denaro. Patrimoni congelati: 6.000 mld

Case di proprietà: mattone non diventa più denaro. Patrimoni congelati: 6.000 mld (foto Ansa)

ROMA – Case di proprietà, il mattone non diventa più denaro. Mattone non fa più moneta contante, si chiama, si dice asset illiquido. Le definizione la si ritrova in un articolo del Sole 24 Ore, a firma Christian Martino. Asset illiquido, cioè una proprietà, un pezzo di patrimonio, un risparmio, un investimento che non si riesce più a trasformare come e quando si vuole in liquidi, cioè in moneta. Il mattone diventa denaro liquido in Italia con lentezza e difficoltà, una casa di proprietà non è certo un assegno circolare.

Ed è qualcosa che non è solo legato alla crisi economica che ha toccato l’Italia dal 2010/2015. Il mattone che non diventa più denaro non è solo il robusto calo delle quotazioni immobiliari. Prezzi e valori di mercato delle case che erano cresciuti di moltissimo a cavallo del cambio della moneta, dalla lira all’euro. Lì i proprietari di case, soprattutto i nuovi proprietari, si erano avvantaggiati. Lì la proprietà immobiliare aveva accresciuto i patrimoni di chi possedeva case. Poi i valori, le quotazioni sono scesi. Ma è inutile attendere risalgano ai tempi che furono. L’attesa dei proprietari per vendere ai prezzi di un tempo è attesa vana e illusoria. Perché mattone non fa più moneta contante per motivi strutturali, motivi che non sono destinati a cambiare nel breve e neanche nel lungo periodo.

Mattone non fa più moneta contante non per la crisi, non perché per anni ci sta stato meno denaro in giro. Mattone non fa più contante, casa di proprietà è sempre più spesso asset illiquido perché in Italia, ad esempio, risultano in vendita 1,5 milioni di appartamenti. Negli Usa sono, in contemporanea, in vendita 1,6 milioni di case. Solo che negli Usa sono in 350 milioni quasi gli abitanti, in Italia sono 60 milioni scarsi.

Non solo, in Italia la casa di proprietà il 73 per cento degli abitanti la casa di proprietà ce l’ha già. E due terzi dei cosiddetti millennial, insomma quelli che oggi hanno circa 30 anni, non sognano, non hanno come obiettivo fondamentale di identità e sicurezza l’abitare in casa di proprietà. Mercato saturo, poca domanda. E offerta distorta dalla memoria nostalgica di prezzi che non ci saranno più.

Il risultato è che circa seimila miliardi di patrimonio degli italiani, appunto il valore delle case possedute, è di fatto congelato o quasi. E la casa di proprietà non fa più denaro contante, non è più assegno circolare anche per colpa e scelta della mano pubblica. Il Fisco punisce pesantemente l’idea di acquistare una seconda casa per investimento. Le tasse all’atto della compra-vendita, le tasse stabili sul secondo immobile e le spese di gestione si mangiano o rendono minimi i margini di rendimento. Insomma comprare una seconda casa per investimento a conti fatti conviene poco o nulla perché rende poco o nulla.

Infine una questione di costumi, di costumi sociali. Vero è che l’Italia sta conoscendo ed è tutta immersa in una gigantesca operazione nostalgia (dalle pensioni a 60 anni ai negozi chiusi la domenica, dallo Stato che nazionalizza le imprese allo Stato che taglia la pubblicità in tv). Vero. Però l’idea di farsi la casa di proprietà è la medaglia e la stimmate di santità sociale di molte generazioni italiane. Ma non l’ultima. La casa ormai la lasciano i nonni. E nel resto del mondo, vedi ad esempio Germania, la gran parte, i due terzi della popolazione circa vivono in affitto.

Comprarsi casa qui e oggi in Italia raramente è stato meno costoso: i mutui sono al minimo immaginabile (e non potranno che crescere anche a breve). Ma comparsi casa non è più un affare, l’idea della casa che stando ferma aumentava di valore è stata alimentata dai decenni dell’inflazione. Ma quegli anni con l’inflazione tra il 10 e il 20 per cento annua non torneranno. Dovessero tornare, i patrimoni immobiliari degli italiani tornerebbe liquidi, liquidissimi. Anzi squagliati in moneta che si chiamerebbe certo euro.