Cassa Depositi e Prestiti, nuova Iri? Sì ad Ansaldo e Telecom, no ad Alitalia

di Redazione Blitz
Pubblicato il 7 ottobre 2013 14:13 | Ultimo aggiornamento: 7 ottobre 2013 14:13
Cassa Depositi e Prestiti, nuova Iri? Sì ad Ansaldo e Telecom, no ad Alitalia

Cassa Depositi e Prestiti, nuova Iri? Sì ad Ansaldo e Telecom, no ad Alitalia

ROMA – Cassa Depositi e Prestiti, nuova Iri? Sì ad Ansaldo e Telecom, no ad Alitalia. La moltiplicazione dei dossier (Telecom, Ansaldo, Alitalia, ma anche Metroweb, fibra ottica, Hera, utility bolognese) e l’interventismo di Cassa Depositi e Prestiti è sufficiente per gridare alla resurrezione dell’Iri, ovvero del simbolo del carrozzone che buttava soldi pubblici per comprare aziende decotte o fallite?

Qualche dubbio è venuto osservando la frequenza con cui Cdp viene sollecitata per ogni passaggio in cui a turno, sullo scacchiere economico nazionale, si invoca l’intervento pubblico per motivi occupazionali o per salvaguardare l’italianità delle imprese o l’interesse nazionale minacciato.

I primi a scansare con decisione l’accostamento con immagine e funzioni della vecchia Iri sono i vertici della stessa Cassa Depositi e Prestiti, che invitano a considerare la ragione sociale e lo Statuto di una società per azioni a controllo pubblico. L’Iri, è bene distinguere,  utilizzava risorse provenienti dalla fiscalità generale, Cdp utilizza quelle del risparmio privato, ovvero quello postale (12 milioni di investitori). Cdp è controllata per l’80,1% dal ministero dell’Economia e per il 18,4% dalle Fondazioni ban­carie: è un’istituzione finan­ziaria con una missione pubbli­ca che non può investire senza rispondere agli azionisti risparmiatori.

No ad Alitalia. La differenza è chiara quando si spiega il rifiuto opposto dal Cdp al presidente del Consiglio Enrico Letta per partecipare alla ricapitalizzazione di Alitalia. Una fonte vicina alla Cassa chiari­sce che “nell’ex compagnia di bandiera non potrà essere fatto alcun investimento. Non solo perché la società è in perdita, ma perché non si intravede un pia­no di sviluppo che possa dare ga­ranzie nel lungo termine”. Insomma l’investimento deve essere in qualche modo remunerativo.

Ecco allora che per il  dossier Telecom o per Ansaldo Energia (acquistata da Finmeccanica dal braccio finanziario di Cdp, Fsi) il discorso è affatto diverso.

La rete Telecom. Sul fronte Telecom, la partita che interesse la Cassa riguarde­rebbe la rete, e non la società in sè, appannaggio ormai degli spa­gnoli di-Telefonica e del risiko in­ternazionale. Il problema riguar­da però lo scorporo. Con la priva­tizzazione, infatti, la rete di tele­comunicazioni non è rimasta nelle mani dello Stato. E, dun­que, per potervi investire è ora necessario che l’Authority e il go­verno trovino un accordo con la società che, per ora, tie­ne in «ostaggio»l’infra­struttura. A prescinde­re dalla forma societa­ria che verrà trovata dal­le parti, resta comun­que alto l’interesse del­la Cdp. In questo caso, sarebbe proprio la Cas­sa a muoversi, perché quello nella rete sareb­be un tipico investi­mento da fare a debito. (Sofia Fraschini, Il Giornale)