Catasto, riforma allo studio. Ma “senza aumentare le tasse sulla casa”

di redazione Blitz
Pubblicato il 20 Febbraio 2020 19:34 | Ultimo aggiornamento: 20 Febbraio 2020 19:34
Catasto, riforma allo studio. Ma "senza aumentare le tasse sulla casa"

Catasto, riforma allo studio. Ma “senza aumentare le tasse sulla casa” (Foto archivio Ansa)

ROMA  –  Riforma del catasto senza aumentare le tasse sulla casa, ma anche estensione della cedolare secca ai negozi e a tutti i contratti di affitto, blocco delle imposte sugli immobili sfitti, calo dell’imposta di registro per i trasferimenti di seconde case o prime case di lusso, stabilizzazione dei vari bonus per le ristrutturazioni edilizie, in chiave di spinta alla rigenerazione urbana, che avrebbe bisogno anche di un sistema di incentivi ad hoc. E’ lunga la lista dei suggerimenti stilati dal Parlamento per una revisione del fisco immobiliare.

Al termine dell’indagine conoscitiva durata circa un anno, la commissione di vigilanza sull’Anagrafe tributaria ha approvato all’unanimità un corposo documento in cui si elencano gli interventi prioritari per dare un nuovo assetto, più semplice ed equo al prelievo su terreni, abitazioni, negozi e capannoni industriali.

La prima cosa da fare, secondo deputati e senatori della bicamerale, è completare l’integrazione delle varie banche dati, in modo da poter disporre di un “cassetto” per gli immobili, analogo al cassetto fiscale, in cui ritrovare in modo semplice i dati degli immobili, che potrebbero essere aggiornati, anche dagli stessi cittadini.

Coinvolgere i diretti interessati è uno dei suggerimenti ricorrenti, soprattutto quando si parla di riforma del catasto: vista “l’obsolescenza del sistema estimativo catastale”, bisogna riformare il catasto, che oggi poggia le basi su una normativa del 1939 e su una “revisione generale” del solo catasto urbano di fine anni 80.

Le linee guida dell’intervento, oltre all’invarianza di gettito, puntano sul coinvolgimento dei cittadini – anche attraverso campagne di comunicazione istituzionale specifiche – in modo da spiegare bene la riforma e prevenire eventuale malcontento visto che, con il nuovo calcolo delle rendite qualcuno ci potrebbe guadagnare ma qualcun altro potrebbe invece ritrovarsi a pagare di più.

La commissione chiede comunque di basare la riforma, come si legge nel documento, sul passaggio ai metri quadri (dai vani) come unità di misura, considerando nel calcolo delle rendite anche “elementi urbanistici e posizionali come l’affaccio” e prevedendo una “dinamicità della rendita”, da fare valere anche “con modalità in grado di incentivare adeguamenti statici, sismici ed energetici”.

Per attutire l’impatto della revisione degli estimi, il Parlamento suggerisce anche “un periodo transitorio di test” una volta approvati i nuovi valori catastali (si paga con le vecchie regole ma si elaborano le imposte anche con le nuove) in modo da “testare le possibilità di variazione da apportare alle aliquote al fine di mantenere invariato” il gettito complessivo. Sul fronte della cedolare, la bicamerale suggerisce di estenderla non solo ai negozi ma anche, per le abitazioni, ai Comuni non ad alta tensione abitativa e a tutte le tipologie di affitto, comprese “quelle transitorie”. (Fonte: Ansa)