Cbs Corporation/ Forti perdite per il colosso mediatico, ma buoni i rating degli analisti

Cristina Raschio Scuola Superiore di Giornalismo Luiss
Pubblicato il 8 maggio 2009 16:31 | Ultimo aggiornamento: 8 maggio 2009 16:31

Una perdita netta per circa 55,3 milioni di dollari e guadagni diminuiti per oltre 3,2 miliardi di dollari. Questo è il resoconto che giovedì scorso la Cbs Corporation – uno tra i più grandi network televisivi presenti negli Stati Uniti – ha riportato durante la presentazione dei dati di bilancio trimestrali. Il settore della compagnia che più di tutti ha sofferto è stato quello televisivo, ritenuto da tutti il core business della Cbs. Causa, la perdita di investimenti pubblicitari.

I manager dell’azienda, tuttavia, continuano a parlare di segnali di miglioramento. E  Sumner Redstone, fondatore dell’impero mediatico, ha dichiarato ad alcuni analisti di Wall Street di essere sicuro che «presto, in un futuro non troppo lontano, ci sarà un recupero».

I ricavi della Cbs sono diminuiti in tutti i suoi settori di business: dalla tv, che include sia quella a pagamento sia una rete di broadcast, possiede anche una sua radio, un’azienda editoriale e la Cnet, una delle aziende più conosciute al mondo nella gestione di siti di notizie su Internet.
Leslie Moonves, presidente di Cbs sostiene, in accordo con Redstone, che i «miglioramenti ci saranno perché peggio di così non si può».

Anche se i suoi guadagni sono in calo, la Cbs continua comunque ad ottenere ottimi giudizi di rating. Soprattutto alla luce di un’indagine condotta dalla società di ricerca Nielsen Media Research che ha riportato il successo della scorsa settimana di alcuni programmi tv della Cbs come “The Mentalist”, “NCIS”, e “Two and a Half  Men”.

La crisi di pubblicità e le conseguenti perdite in termini di fatturato non hanno riguardato soltanto la Cbs, ma anche molte altre compagnie come la Walt Disney, Time Warner e la News Corporation. Rupert Murdoch, patron di quest’ultima, sembrerebbe però tranquillo «perchè – ha dichiarato – il peggio è finito».