Parmalat, ok dal Cdm: il Tesoro potrà avere quote nelle aziende strategiche

Pubblicato il 31 Marzo 2011 16:12 | Ultimo aggiornamento: 31 Marzo 2011 17:30

ROMA – Il Consiglio dei Ministri ha autorizzato il Ministro dell’economia e delle finanze a predisporre ed attivare strumenti di finanziamento e capitalizzazione, analoghi a quelli in essere in altri Paesi europei, strumenti mirati ad assumere partecipazioni in società di interesse nazionale rilevante in termini di strategicità del settore, di livelli occupazionali, etc.

Lo si legge nella nota di Palazzo Chigi che precisa inoltre che Parmalat è inclusa nella casistica di cui sopra.

La Cassa Depositi e Prestiti potrebbe essere il braccio finanziario che il ministero dell’Economia utilizzerà ”per assumere partecipazioni in società di interesse nazionale rilevante in termini di strategicità del settore, di livelli occupazionali, etc”, una casistica nella quale – esplicita il governo – ”Parmalat è inclusa”. E questo potrebbe avvenire in analogia con quanto in Francia avviene con la ”cugina” francese Caisse Des Depots et Consignation.

L’attuale mission della Cassa depositi – della quale lo Stato possiede il 70% del capitale e 66 fondazioni di origine bancaria il rimanente 30% – è quella di finanziare lo sviluppo del Paese, in particolare sul fronte delle infrastrutture, utilizzando le risorse del risparmio postale.

La Cassa possiede anche quote di capitale di società di rilevante valore strategico: in particolare il 26,4% di Eni e il 29,9% di Terna. Già dal 2008 la Cassa Depositi ha ampliato il proprio spettro di intervento.

Nel proprio statuto è ora previsto all’articolo 3 – nel quale sono fissati i compiti – che alla Cassa possa essere affidata, dal ministero dell’Economia, ”la gestione di ogni altra funzione di rilievo pubblicistico e attività di interesse generale assegnata per atto normativo, amministrativo o convenzionale”.

Per il perseguimento dell’oggetto sociale, inoltre – prevede l’articolo 4 dello statuto della Cassa Depositi – ”la società può svolgere ogni operazione strumentale, connessa e accessoria”, tra le quali anche la possibilità di ”assumere partecipazione e interessenze in società, imprese, consorzi e raggruppamenti di imprese, sia italiani che esteri”, ma anche quella di ”concedere finanziamenti” e ”garanzie reali”.

Il comunicato di Palazzo Chigi fa proprio riferimento a ”strumenti di finanziamento e capitalizzazione miranti ad assumere partecipazioni in società di interesse nazionale rilevante in termini di strategicità del settore, di livelli occupazionali, etc.”.

L’altro riferimento è quello ad analoghi strumenti attivati da altri Paesi. Un accenno che in questo caso potrebbe riguardare la francese Caisse des Depots et Consignation, cugina d’oltralpe per compiti e tipologia della Cdp. La ”Caisse” francese, in particolare, possiede il 51% del Fond Stratégique d’Investissement (Fsi), costituito nel 2008 su iniziativa di Nicolas Sarkozy (il rimanente 49% è in mano all’ Agenzia delle partecipazioni dello Stato): èuna leva finanziaria pronta a intervenire a sostegno del capitale delle imprese francesi nel caso di scalate straniere, come avvenuto nel caso dell’acquisizione del gruppo Yoplait da parte dell’americana General Mills.

La reazione francese. Lactalis ”ritiene che il suo ingresso nel capitale di Parmalat non possa essere considerato come una acquisizione del controllo della Parmalat ai sensi del regolamento sul controllo delle concentrazioni, e che, pertanto, non vi sia la necessità di procedere ad una notifica preventiva”. Lo si legge in una nota del gruppo francese.