Cesare Lanza: Giorgio Squinzi in Confindustria un po’ troppo autocrate e isolato

Pubblicato il 9 Maggio 2014 9:17 | Ultimo aggiornamento: 9 Maggio 2014 9:17
Cesare Lanza: Giorgio Squinzi in Confindustria un po' troppo autocrate e isolato

Giorgio Squinzi: un nuovo mandato come presidente della Confindustria

ROMA – Giorgio Squinzi si avvia al secondo biennio della presidenza di Confindustria. Secondo tradizione è possibile, ma non obbligatorio, cambiare squadra. Con fare tosto, secondo il suo carattere, Squinzi ha annunciato che il vicepresidente Aurelio Regina resterà fuori.

La notizia ha sconcertato gli osservatori specializzati nel seguire gli affari confindustriali. Perché Regina era stato il maggior sostenitore di Squinzi (giunto alla nomina con soli sei voti di differenza…) e, di più, amico e collega di stretta fiducia. Qualche politologo, malizioso ma non troppo, privatamente dà una interpretazione semplice: in questi primi due anni di vertice, Regina era molto cresciuto, per fama e popolarità, grazie alla delega per lo sviluppo economico e ai rapporti coi giornali e altre relazioni.

Potrebbe essere che Squinzi non sia stato soddisfatto di alcune invasioni di campo fatto sta che il rapporto si è interrotto. Che succede ora? Da una parte Regina, riferimento per l’industria pubblica nel Centro Sud ed ex presidente degli industriali di Roma, da questa rottura potrebbe paradossalmente ricavare un vantaggio: preparare la sua candidatura, di cui già si parla, per la successione e Squinzi, tra due anni.

Dall’altra, Squinzi corre il rischio di restare isolato, proprio per il suo temperamento: è, innegabilmente, un grande imprenditore, uno che si è fatto da sé. Rimproverano a Squinzi di essere non solo un po’ sussiegoso, ma di agire al timone di Confindustria come se si trattasse di una sua azienda privata, da dominus senza sentire il parere di nessuno (anche in questo caso).

Due soli personaggi sono suoi collaboratori stretti e apprezzati: Fabio Minoli, all’interno, e all’esterno l’ex deputato di Forza Italia e collaboratore a suo tempo di Bertolaso, Marcello Fiori.

Al di fuori di queste due eminenze grigie, la fronda cresce: Squinzi già non aveva buoni rapporti con Assolombarda e con i veneti, ora entra in urto anche con i laziali. Aggiungiamo che sono in uscita anche altri vice presidenti e personaggi di vertice (come  Paolo Zegna, Massimo, Sarmi, che lascia le Poste, Fulvio Conti, fuori dal’Enel, e Giuseppe Recchi, in uscita da Eni).

Cosa ha fatto il presidente per formare il suo nuovo team? Ha inserito Carlo Pesenti, che ha preso il posto di vice presidente per il Centro Studi al posto di Fulvio Conti (come il papà Giampiero, vent’anni fa, all’epoca della presidenza di Luigi Abete) e Licia Mattioli. La Mattioli, presidente dell’Unione Industriale di Torino, è la quarta donna a far parte del comitato di presidenza di Confindustria, insieme con Diana Bracco, Antonella Mansi e Lisa Ferrarini.