Ceto medio cresce (più 1,3 mln) e risparmia 12,6% del reddito. Ma non era sparito e alla fame?

di Riccardo Galli
Pubblicato il 18 Luglio 2019 12:39 | Ultimo aggiornamento: 18 Luglio 2019 12:39
Ceto medio cresce (più 1,3 mln) e risparmia 12,6% del reddito. Ma non era sparito e alla fame?

Nella foto Ansa, monetine di Euro

ROMA – Ceto medio: da qualche anno dire e sentire che il ceto medio è in via di estinzione e che comunque sopravvive a stento è come ascoltare e pronunciare un versetto del Padre Nostro in chiesa. Crisi e riduzione numerica del ceto medio è in ogni tesina universitaria, in ogni talk show tv da parte di chi vuol dare a vedere che la sa e la conta giusta, in ogni editoriale di quotidiano mosso a spiegare…Ceto medio che sgocciola neanche fosse la banchisa artica e antartica sotto il riscaldamento globale è il must, l’articolo uno della sociologia pronto uso. E la difesa accorata del ceto medio è nel kit di ogni propaganda politica, sia quella populista che quella riformista che quella reazionaria in questo non dissimili tra loro.

La crisi del ceto medio è origine e causa, ed anche effetto e conseguenza del fastidio di massa verso la democrazia parlamentare, la democrazia liberale, lo Stato di diritto e i diritti in generale (tranne quello del più forte). Questo ceto medio disperato e in via di sparizione, raccontato braccato come un rinoceronte nero, dovrebbe essere l’origine e la causa dei Trump e dei Putin e anche degli Erdogan e Salvini. E anche degli Orban e della Brexit. E delle tensioni razziali e del ri-sdoganamento in Occidente del razzismo come politica di salvaguardia della propria identità. Il ritorno alla politica della terra e del sangue, il sovranismo…anche loro figli della pessima condizione in cui si è venuto a trovare il ceto medio nei paesi dell’Occidente. Tutto viene spiegato così: c’era una volta il ceto medio. Poi il ceto medio si è ristretto e si è trovato in angustie e allora si è arrabbiato e quindi vota per gli uomini forti ed è disposto a scambiare libertà con sicurezza. Basta rinfrancare e rincuorare il ceto medio e quest’aria di dissoluzione della democrazia liberale si dissolve.

Chi non è d’accordo? Nessuno. Quindi tutto giusto? Per niente, proprio no.

I numeri, la realtà: in Italia il ceto medio conta (su parametri di reddito) il 57,5 per cento della popolazione. Non proprio una percentuale da estinzione. Prova ne sia che in termini assoluti il ceto medio si è allargato di 1,3 milioni di individui. E fin qui al statistica e la demografia e la mappa dei redditi e l’auto percezione della propria collocazione sociale.

Poi la prova regina: il 52 per cento degli italiani risparmia qualcosa del suo reddito. Nel 2013 a risparmiare, a farcela a risparmiare era solo il 39 per cento. Quindi nel passaggio dal 39 per cento che risparmiava al 52 per cento che risparmia c’è la traccia evidente e inconfutabile di un ristoro, di un miglioramento delle condizioni economiche del ceto medio. Traccia confermata da altro dato: nel 2011 chi risparmiava risparmiava in media il 9 per cento del reddito, nel 2018 la quota media di risparmio rispetto al reddito era salita al 12,6 per cento.

Il ceto medio tutt’altro che sparito e alla fame cresce in quantità e sta meglio economicamente. Succedeva ieri, 2018, succede oggi. Eppure ieri e oggi in Italia il ceto medio vota alla grande per smontare il sistema, vota contro il sistema, si sente defraudato, vuole il Vendicatore, ri-sdogana nazionalismi e cripto fascismi neanche tanto cripti. Qualcosa non funziona, non quadra nella storia narrata, nella vulgata sul ceto medio. Cosa non quadra? La pietosa e condivisa bugia secondo la quale il ceto medio è per sua natura e istinto democratico e moderato. La storia (e anche la cronaca) sono lì a smentire questa bella ma infondata favola: il ceto medio non è moderato, sta acquattato. E non è riformista o conservatore, è indifferente e opportunista. E non si arruola per nulla volentieri nelle fila della democrazia parlamentare, più spesso va volontario in altre milizie, elettorali e non.