Cgil, lista di Susanna Camusso ottiene l’80,5%, Landini 16,7%

di Redazione Blitz
Pubblicato il 8 Maggio 2014 21:48 | Ultimo aggiornamento: 8 Maggio 2014 23:08
Cgil, lista di Susanna Camusso ha l'80,5%, Landini 16,7%

Susanna Camusso (Foto Lapresse)

RIMINI – Il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, rilancia il ruolo del sindacato, che guiderà per altri quattro anni: scontata la sua rielezione (per il secondo mandato, l’ultimo per statuto confederale) da parte del nuovo comitato direttivo, riunito al termine del XVII congresso, anche se tra tensioni, con il leader della Fiom, Maurizio Landini, che ha anche minacciato di abbandonare i lavori.

In serata si è registrato un improvviso stop al momento del voto per la composizione delle varie commissioni del nuovo parlamentino dopo che il voto dei 953 delegati ha visto prevalere con l’80,5% la lista capeggiata da Camusso, davanti a quella presentata da Landini, con il 16,7% (il 2,8% è andato alla terza lista, di minoranza, guidata da Giorgio Cremaschi).

La Fiom ha lamentato un tentativo della maggioranza di aver aumentato il numero dei componenti delle varie commissioni dell’area della stessa maggioranza. “E’ un modo autoritario di gestire la nostra organizzazione”, ha scandito in sala Landini, dicendo di essere pronto a valutare “tutte le possibilità, anche quella di abbandonare il congresso”.

Dopo oltre due ore i lavori sono ripresi. Il congresso, quindi, come atteso non si è chiuso unitariamente: il segretario generale della Fiom ha infatti presentato anche il documento politico alternativo, contestando nero su bianco la “torsione autoritaria” interna (Camusso nella relazione di apertura aveva parlato di “torsione democratica” riferendosi al governo). Ed è tornato a chiedere “una Cgil democratica”, che “sceglie la totale trasparenza”, che “si dà un Codice etico”.

Dal palco, nelle conclusioni dell’assise, Camusso è tornata sul tema della democrazia, avvertendo che “non va tagliata” se “costa”. Ha rimarcato il bisogno “straordinario” di unità nella Cgil e di essere in “una casa comune, non in appartamenti”: non ha mancato di replicare, così, al numero uno della Fiom. Pur precisando, ancora una volta, che si tratta di posizioni diverse nell’ambito di una “dialettica positiva” interna all’organizzazione. Ma ha detto la sua: che un Codice etico la Cgil lo ha già ed è lo statuto; più che alle primarie, semmai si può pensare al “ridimensionamento del ruolo del segretario generale”, per “una dimensione più collettiva”; sulla trasparenza, chiesta anche dal premier Matteo Renzi, risponde che i bilanci sono tutti pubblici. Rispetto al premier ha assicurato che non c’è una “ossessione” né, tantomeno, la Cgil si sente un “governo-ombra o alter ego”. E’, invece, “l’antitesi della politica liquida, dell’assenza di strutture organizzate”.

Camusso è tornata ad indicare i punti principali da affrontare nell’agenda politica: dal lavoro (“il paradigma della crescita non è come faccio aggiustamenti – dice – è come si crea lavoro”) alle pensioni (la cui vertenza va portata avanti insieme a Cisl e Uil e non da soli, perché significherebbe “subire una straordinaria sconfitta”). Quanto al sindacato ammette che “abbiamo problemi di disorientamento tra i delegati, gli iscritti, i lavoratori” ma sostiene che “non serve chiedere un posto a tavola. Ma serve capire come ricostruiamo la nostra forza di essere un soggetto di rappresentanza indipendentemente dalle volontà di chi non ci vuole ricevere”.

Di concertazione ha parlato anche il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti: “La concertazione come sviluppo di una discussione e condivisione di responsabilità in alcuni frangenti è stata utile e non credo sia il diavolo”, ma quando, “molte volte è stata la maniera per far finta di avere colpa di tutti e colpa nessuno” è “un male per il Paese” ed “è bene che ognuno si prenda la propria responsabilità”.