Non tutto il cibo è bio: attenti a pesticidi e cattiva qualità nei Gas

Pubblicato il 4 Maggio 2012 11:06 | Ultimo aggiornamento: 4 Maggio 2012 11:06

ROMA – Non sempre il cibo venduto per biologico lo è. Un’indagine delle associazioni dei consumatori sui nGas, Gruppi di acquisto solidale, ha svelato che 3 aziende su 9 vendono prodotti trattati con pesticidi o di scarsa qualità. Due caratteristiche che dell’agognato e salutare cibo bio non hanno nulla. I 1600 Gas presenti in Italia dunque necessitano di un regolamento più definito per il controllo dei prodotti, per garantire sicurezza alle 160 mila persone che scelgono i gruppi solidali per la loro spesa bio. Una spesa che costa alle 40 mila famiglie dei Gas circa 2 mila euro l’anno.

Insomma i “gassisti” convinti comprano per validi motivi: vogliono mangiare bene, genuino e sostenere i piccoli produttori, oltre a rispettare l’ambiente e magari risparmiare. Sì, perché il gruppo solidale permette un risparmio sull’acquisto di frutta e verdura bio. Comprando una cassa da 5 chilogrammi si spendono 7 euro in media, contro gli oltre 11 euro in un negozio specializzato in biologico. Peccato che di bio a volte questi prodotti abbiano solo il nome: se la frutta a “km zero” finisce, arriva dall’argentina. Informazione che spesso non viene data al consumatore.

Altroconsumo, associazione dei consumatori, ha spiegato che non tutto è bio: “Uva con tracce di pesticidi, mele e pere cresciute sugli alberi dell’Argentina (“quando la merce di casa finisce…”), formaggi freschi con quantità elevate di batteri indicatori di scarsa igiene o sostanze potenzialmente cancerogene. Maiali e conigli allevati con metodo biologico ma in stalle che non sono a norma bio, alimenti ordinati online da aziende che vendono ma non sempre producono”.

Un settore in crescita quello dei gas, secondo Altrocunsumo, che avvisa: “Pieno di buoni intenti ma non ancora sufficientemente regolamentato”. Franca Braga, responsabile Alimentazione e Salute dell’associazione, ha detto: “Non tutte le fasi della filiera ma solo alcune (come l’alimentazione dei bovini) seguono i parametri previsti dalla legge per ottenere la relativa certificazione. Fa risparmiare oltre il 20% rispetto a un negozio bio. In tre casi su nove l’uva bio esaminata ha presentato tracce di pesticidi non ammessi: alle tre aziende, una di Milano e due di Roma, è stato dato un giudizio pessimo”.

La Braga spiega poi nel dettaglio: “La qualità di frutta e verdura nel complesso è risultata poco più che soddisfacente. Eccessivi i quantitativi di scarto: per colpa della scarsa pulizia o per il cattivo stato di conservazione”. Non va bene neanche ai formaggi: “Due su otto sono risultati fuori norma: in uno venduto aMilano sono state trovate quantità elevate di un batterio che indica scarsa igiene (molto probabilmente è stato usato latte crudo). In un altro di Roma erano presenti valori elevati di aflatossine, sostanze potenzialmente cancerogene derivanti dai mangimi”.

Anche la carne, per Altroconsumo, non è sicura come un consumatore potrebbe pensare: “Di farmaci nessuna traccia, ma i tagli non sono sempre all’altezza. Settanta euro per cinque chili invece di 69”. I consumatori dunque dovranno stare attenti a ciò che comprano, ma la Braga di Altroconsumo comunque precisa: “Trovare qualche problema non significa che l’intero sistema sia sbagliato. Ci sono tanti aspetti positivi, a cominciare dalle buone intenzioni a tutela dei piccoli produttori e dell’ambiente. È necessario tenere la guardia alta nei confronti dei fornitori. Un Gas deve pretendere, oltre alla qualità, anche la trasparenza delle informazioni. Questo purtroppo non è sempre garantito, almeno nello spaccato che abbiamo esaminato”.