Economia

Cina. La grande corsa all’edilizia ma con finanziamenti statali

Pechino notturna

La Anhui Salt Industry Corporation è una compagnia statale con 11 mila impiegati, accesso alle miniere di sale governative e un direttore iscritto al partito comunista. Ma ora l’azienda ha lasciato il sale e si è buttata in un nuovo tipo di affari: l’edilizia.

La compagnia sta costruendo un complesso di alti edifici di lusso chiamato Platinum Bay su un appezzamento di terra acquistato l’anno scorso avendo avuto la meglio ad un’asta gestita dal governo locale.

E la Anhui Salt non è la sola a comprare terra tra le grandi compagnie statali. Il China Railway Group sta costruendo complessi residenziali a Pechino anch’esso dopo aver vinto un’ asta per un enorme appezzamento di terreno.

Analogamente, il China Ordnance Group, una fabbrica di armi statale, ha pagato 260 milioni di dollari per un terreno a Pechino dove conta di costruire residenze di lusso e negozi.

E nell’affare edilizio più grosso finora, il costruttore navale statale Sino Ocean ha pagato 1,3 miliardi di dollari per comprare due giganteschi terreni dal governo municipale di Pechino per costruire comunità residenziali.

In tutto il Paese, scrive il New York Times, aziende petrolifere, chimiche, militari, di telecomunicazioni e autostradali stanno facendo crescere i prezzi acquistando grandi appezzamenti di terreno che non utilizzeranno per i loro core business.

”Costoro sono quelli che hanno i soldi per comprare terreni”, dice il professor Deng Yongheng, dell’Università di singapore, ”perchè in Cina è il governo che controlla la massa monetaria e le spese”.

Facendo innalzare i prezzi, le compagnie statali collaborano con il governo per evitare che si crei nell’edilizia una bolla speculativa come quella che ha devastato i mercati finanziari occidentali due anni fa.

Secodo i dati disponibili, l’82 per cento di aste per terreni a Pechino quest’anno è stato vinto da grandi aziende statali che hanno offerto più dei privati. La stessa percentuale l’anno scorso è stata del 59 per cento.

Un recente studio pubblicato dal National Bureau of Economic Research a Cambridge, Massachusetts, ha accertato il prezzo dei terreni a Pechino hanno fatto un balzo del 750 per cento dal 2003, e la metà di quel guadagno è stata fatta negli ultimi due anni. Sono schizzati alle stelle anche i prezzi delle case, raddoppiandosi in molte città negli ultimi anni.

Osservatorti critici rilevano che il governo centrale di Pechino ha involontariamente dato il via alla corsa alla terra sborsando l’anno scorso uno stimolo economico di 586 miliardi di dollari e sollecitando le banche statali a fare sempre più prestiti.

E mentre aumentano i prezzi degli appartamenti – a Shanghai, per esempio, costano più di 200 mila dollari quando il reddito medio disponibile è di 4 mila dollari dollari l’anno –  questa tendenza minaccia di mettere a repentaglio l’obiettivo del governo centrale di fornire alloggi accessibili alla classe media emergente.

In questo scenario vengono messi da parte con loro grande dispiacere gli investitori privati, che hanno dominato il mercato edilizio cinese per oltre un decennio ma che sono ora stati emarginati in un gioco che privilegia gli investitori con finanziamenti statali.

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