Cina, lotta dura a chi gonfia i prezzi

Pubblicato il 28 maggio 2010 17:19 | Ultimo aggiornamento: 28 maggio 2010 17:19

La Cina prosegue con le manovre repressive per arginare l’impennata dell’inflazione, e lancia indagini a tappeto sui recenti aumenti nel comparto alimentare.

Ad aprile questo segmento, ancora cruciale nel paniere della spesa degli abitanti della Repubblica popolare, ha raggiunto un tasso di incremento annuo del 5,9 per cento, con rialzi del 14,9 per cento su verdure e ortaggi e del 16,4 per cento sulla frutta.

Il ministero del commercio ha riferito che le diverse autorità periferiche stanno moltiplicando gli sforzi per accertare eventuali manipolazioni dei prezzi. E Pechino avverte: la questione è di “interesse nazionale vitale”.

Chi viola le normative rischia di vedersi innanzitutto comminare sanzioni fino a cinque volte l’ammontare dei profitti illeciti realizzati. E non
ci sono scappatoie, perché quand’anche non si riscontrassero profitti dall’uso di pratiche irregolari si rischiano comunque multe fino a 1 milione di yuan, circa 120 mila euro ai cambi attuali.

“È negli interessi vitali del popolo mantenere un ordinato andamento e circolazione di prodotti e prezzi agricoli, che poggiano su una produzione regolare”, recita un comunicato del ministero del commercio.

Da giorni le autorità centrali cinesi spronano i vari enti locali a aumentare la repressione sulle manovre che possono alimentare l’inflazione, mentre nel contesto di tensione dei mercati sembrano meno praticabile altri strumenti contenitivi dell’inflazione, come i classici rialzi dei tassi di interesse da parte della banca centrale.

Strette di politica monetaria, già effettuate nei mesi passati, non sono comunque escluse, mentre sui grandi paesi emergenti si temono possibili surriscaldamenti dell’economia.