Cina, Shanghai. Inaugurata nuova zona libero scambio, punta su banche e finanza

Pubblicato il 2 ottobre 2013 11:59 | Ultimo aggiornamento: 2 ottobre 2013 11:59
Grattacieli a Shanghai

Grattacieli a Shanghai

SHANGHAI, CINA – Punta molto su banche e finanza la nuova zona di libero scambio inaugurata a Shanghai, la prima nella Cina continentale. Anche se i dettagli di tutta l’iniziativa sono lungi dall’essere stati illustrati, se ne parlerà a novembre nella terza sessione plenaria del comitato centrale del partito comunista cinese, scorrendo la lista delle aziende che hanno avuto le prime autorizzazioni ad operare si capisce l’intenzione del governo di favorire alcuni settori su altri. Sono fino ad ora 35 le società che hanno avuto dalle mani del ministro del commercio Gao Hucheng e dal capo del partito a Shanghai Han Zheng, la licenza per operare nella ‘Shanghai Pilot Free Trade Zone'(FTZ).

La prima è stata la Microsoft che ha siglato una joint venture con la cinese Best Tv per la produzione di consolle e giochi elettronici. Questa è una grossa novità, se si pensa che in Cina da 13 anni sono bandite le consolle e i videogiochi si possono acquistare solo sottobanco. Ora, nella zona di libero scambio, sarà possibile, tramite joint-venture, per società straniere aprirsi all’immenso mercato che è la Cina. E colossi come Nintendo e Sony, si stanno già sfregando le mani.

Sono undici invece le banche, tra le quali due straniere (Citibank e Development Bank of Singapore) che hanno avuto la licenza fino ad ora ad operare nell’area di quasi 30 chilometri quadrati a Pudong e che comprende anche anche l’aeroporto internazionale omonimo e le aree di Waigaoqiao e Yangshan (già zone economiche speciali). Diverse novità anche per loro, con la più importante, sopratutto per le straniere, che riguarda la possibilità di aprire senza grossi problemi e lunghi tempi, propri sportelli. Questo rappresenta un test per il sistema finanziario e bancario cinese da, eventualmente, espandere a tutto il Paese, come ha detto il ministro Gao, che ha parlato di “una strategia più attiva sulle aperture” e sulle riforme.

Una delle innovazioni (tra le più attese a livello internazionale) che saranno testate e’ la piena convertibilit� dello yuan: finora un tabu’ in Cina, ma sempre piu’ una necessità dal momento che il Paese è sempre più proiettato verso gli scenari economici e finanziari mondiali. “Con il presupposto che il rischio può essere controllato – scrive il regolamento diffuso dall’agenzia Xinhua – la Cina creerà le condizioni per testare la convertibilità dello yuan in conto capitale, i tassi di interesse di mercato e l’uso transfrontaliero della moneta cinese nella zona”.

Diciotto i settori aperti al capitale straniero e privato: dalle finanze allo shipping, dal commercio alla cultura ai servizi. Interessante le telecomunicazioni (se non si urtano questioni come la censura o la sicurezza nazionale), con al possibilità per società straniere di creare call centers, servizi per internet e per software. L’area è stata annunciata come “zona a libero scambio di Shanghai”, ma è ben presto diventata ufficialmente “pilota”, sottolineando come, nelle intenzioni del governo di Pechino (il premier Li Keqiang si è molto speso per la realizzazione della Ftz), qui si testeranno per due-tre anni riforme che poi potrebbero essere allargate al Paese.

La volontà è duplice: da una parte tentare di fare il possibile per risalire la china, dal momento che nel 2012 il pil è stato del 7,7%, il pi� basso dal 1999, dopo anni di crescita a due cifre. Inoltre, la volontà è anche quella di far diventare Shanghai sempre più hub asiatico per finanza e commercio, surclassando Hong Kong. Per la Cina, l’apertura di questa area di libero scambio è il test riformistico in economia più importante da quelli operati da Deng Xiaoping. Una operazione simile fu condotta dallo stesso Deng nel 1978 a Shenzhen, di fronte a Hong Kong, facendo diventare un villaggio in una delle più importanti capitali mondiali dell’i-Tech.