Cinque segnali che la Borsa crolla: se li vedete scappate

di Redazione Blitz
Pubblicato il 27 Marzo 2014 14:03 | Ultimo aggiornamento: 27 Marzo 2014 14:03
Cinque segnali che la Borsa crolla: se li vedete scappate

Cinque segnali che la Borsa crolla: se li vedete scappate

ROMA – Cinque segnali che la Borsa crolla: se li vedete scappate. Il fatto che Wall Street faccia registrare il record di scambi non rende tranquilli gli operatori di Borsa in tensione perché la volatilità dei titoli non precipiti in un crollo improvviso. Come accorgersene in tempo? Non c’è una risposta univoca, ovviamente: bisogna essere attenti e cogliere i segnali, gli indizi di un probabile cedimento. Enrico Marro sul Sole 24 Ore ne elenca cinque. Cinque campanelli d’allarme.

Volumi degli scambi. “La violenta discesa di fine gennaio-inizio febbraio ha visto volumi in forte risalita, nelle sedute peggiori addirittura aumentati del 40% rispetto alla media – spiega Vincenzo Longo, market strategist di Ig – . È un segnale che c’è un nervosismo diffuso e che molti operatori preferiscono portare a casa i profitti dopo il rally degli ultimi anni”. Più in generale, è un indizio di crollo (o comunque di forte inversione di tendenza) la constatazione di forti volumi negli scambi quando la Borsa cala, di deboli volumi quando sale.

Occhio ai minimi di febbraio. Ci sono due indicatori fondamentali da osservare: l’indice Dow Jones e quello S&P 500. C’è una soglia psicologica da osservare: i livelli minimi di scambi avvenuti a febbraio, che i due indici piazzano rispettivamente a 1.740 punti e a 15.400 punti. Valori pari o inferiori a questi livelli minimi segnalano una perdita di fiducia degli investitori capace di innescare una spirale negativa al ribasso.

Sale l’indice Vix. E’ la volatilità futura stimata sull’indice S&P 500. Il punteggio da tenere d’occhio è 22, cioè i massimi raggiunti a dicembre scorso. Sopra si assiste a un eccesso di volatilità che consiglia di vendere.

Dollaro, yen, bund tedesco. Chi disinveste cerca porti sicuri dove allocare con meno rischio i capitali. Il dollaro, lo yen giapponese e i titoli di Stato tedeschi lo sono. Spiega Matteo Paganini di Fxcm: “Anche le tipiche valute rifugio (yen e franco svizzero) potrebbero ricoprire un ruolo importante di fronte a eventuali scenari ribassisti – continua Paganini – con il primo che potrebbe tentare dei rialzi che stimiamo però di breve periodo e legati alla paura, in quanto la Bank of Japan potrebbe intervenire per perseguire i propri obiettivi di ridimensionamento del valore della divisa nipponica”.

L’oro. E’ il bene rifugio per eccellenza. Sopra i 1430 dollari per oncia è il segnale che è partita la corsa agli acquisti con il metallo che tornerebbe facilmente a quota 1600 dollari per oncia.