Cnel, consulenze facili: “danno allo Stato per 1,2 mln”, Corte Conti

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 Maggio 2015 10:49 | Ultimo aggiornamento: 4 Maggio 2015 10:49
Cnel, consulenze facili: "danno allo Stato per 1,2 mln", Corte Conti

Cnel, consulenze facili: “danno allo Stato per 1,2 mln”, Corte Conti

ROMA – Cnel, consulenze facili: “danno allo Stato per 1,2 mln”, Corte Conti. Mentre il Parlamento ha già votato la sua soppressione, il Cnel (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) è finito sotto indagine della Corte dei Conti: la procura calcola un danno alle casse pubbliche pari a 1,2 milioni di euro, più gli interessi, per gli incarichi affidati a persone o società tra il 2008 e i primi mesi del 2012.

“Il Cnel ha perseguito il soddisfacimento delle proprie esigenze istituzionali attraverso un sistematico ricorso ad affidamenti e incarichi a soggetti esterni con procedure illegittime non conformi a legge”: le gravi conclusioni dei giudici contabili mettono sul banco degli imputati i vertici del Cnel. A causa delle consulenze facili e spesso immotivate “con comportamento gravemente colposo, hanno arrecato un notevolissimo danno all’erario pubblico”. Lorenzo Salvia sul Corriere della Sera riferisce sulla quantificazione dei danni e fornisce l’elenco dei dirigenti raggiunti dalla richiesta di risarcimento.

La cifra va divisa tra i 21 componenti del Cnel che hanno proposto le consulenze, e cioè l’ufficio di presidenza del Consiglio e i vertici delle singole commissioni. La somma più alta riguarda il presidente Antonio Marzano, per il quale viene calcolata una «quota di danno» pari a 244 mila euro, seguito dal direttore generale Michele Dau, con 238 mila euro. Ma ci sono anche contestazioni minori, come i 1.250 euro a carico del consigliere Stefano Sepe. Gli incarichi assegnati con procedure illegittime, secondo la procura, sono 39. Una decina i tipi di irregolarità contestate.

Prima di tutto il Cnel non ha verificato se i lavori affidati all’esterno potevano essere svolti da personale interno. Poi non c’erano criteri per una «valutazione comparativa», cioè una sorta di gara per scegliere l’offerta migliore. In molti casi ci sono dubbi sulla «proporzione fra il compenso corrisposto all’incaricato e l’utilità conseguita dall’amministrazione», spesso viene contestata «l’omessa verifica che l’incarico sia stato effettivamente e concretamente svolto secondo le modalità e i criteri fissati». Insomma, un disastro. (Lorenzo Salvia, Corriere della Sera).