Imu: devi spartire tu la torta, se no Stato e Comuni si azzannano

Pubblicato il 5 Giugno 2012 9:00 | Ultimo aggiornamento: 5 Giugno 2012 9:22

Un esempio di modello F24 per il pagamento dell'Imu

ROMA – Non solo devi pagare l’Imu, ma devi calcolare tu quanto devi pagare e a chi fare tu le porzioni della torta: un tanto al Comune, un tanto allo Stato. E’ l’assurdo che si presenta sottoforma di modello F24, il modello di pagamento unificato con i quali in questi giorni molti italiani devono fare i conti. Letteralmente. Devono trovare il “codice tributo”, un numeretto di quattro cifre, e poi dividere l’importo complessivo dell’Imu in una quota da versare al Comune e un’altra da versare allo Stato. Tutto questo ha uno spiegazione molto “umana”, vi diremo quale. Ma prima ecco le istruzioni per pagare l’Imu (qui quelle per calcolarla), direttamente dal ministero delle Finanze.

VERSAMENTO IN TRE RATE (DUE RATE ACCONTO E SALDO):

– Acconto IMU per l’abitazione principale versato entro il 18 giugno (33% dell’imposta calcolata applicando l’aliquota di base e la detrazione): barrare la casella ”Acc.” e nel campo ”rateazione/mese rif.” indicare ”0102” (pagamento della prima rata).

– Acconto IMU per l’abitazione principale versato entro il 17 settembre (33% dell’imposta calcolata applicando l’aliquota di base e la detrazione): barrare la casella ”Acc.” e nel campo ”rateazione/mese rif.” indicare ”0202” (pagamento della seconda rata).

Saldo versato entro il 17 dicembre: barrare la casella ”Saldo” e nel campo ”rateazione/mese rif.” indicare ”0101”

VERSAMENTO IN DUE RATE (ACCONTO E SALDO):

– Acconto IMU per l’abitazione principale versato entro il 18 giugno (50% dell’importo ottenuto applicando le aliquote di base e la detrazione: barrare la casella ”Acc.” e nel campo ”rateazione/mese rif.” indicare ”0101” (0101 significa ”pagamento dell’acconto in unica soluzione”)

– Saldo versato entro il 17 dicembre: barrare la casella ”Saldo” e nel campo ”rateazione/mese rif.” indicare ”0101”.

Perché dobbiamo calcolare noi quanto dare ai Comuni e quanto allo Stato? La spiegazione, come vi avevamo anticipato, è molto “umana”: perché i Comuni non si fidano dello Stato e viceversa. Esempio: Sempronio deve dare 1000 euro a Tizio e Caio. Se glieli dà a Tizio dicendogli “poi dividete voi”, Caio non si fida del fatto che Tizio gli dia quello che gli spetta, e viceversa. L’unica soluzione è che Sempronio faccia lui i calcoli e dia direttamente la cifra che spetta a Tizio e quell’altra che spetta a Caio. Stessa cosa succede con il contribuente (noi), i Comuni e lo Stato. Dobbiamo spartire noi la torta, perché se no Stato e Comuni si azzannano.