Come lavorare il meno possibile. Il vademecum dei permessi

di Redazione Blitz
Pubblicato il 8 Gennaio 2015 18:23 | Ultimo aggiornamento: 8 Gennaio 2015 18:24
"Torno subito..."

“Torno subito…”

ROMA – Come lavorare il meno possibile? Semplice, basta studiare alcune leggi e contratti di categoria che permettono di intascare stipendi e soldi restando comodi a casa. La premessa, come ricorda Paolo Baroni della Stampa, è d’obbligo: non c’è nessuna intenzione di intaccare il valore di determinate norme che consentono a molti di svolgere attività meritorie. I permessi però sono i più vari: da quello retribuito per i volontari del soccorso speleologico a quello per il vaccino contro il tetano. Ecco un utile vademecum per i più pigri scritto da Paolo Baroni della Stampa.

Il vademecum dei permessi, tra lavoro pubblico e lavoro privato, è particolarmente consistente: basti pensare che l’«Abc dei diritti» che si può consultare sul sito della Funzione pubblica Cgil riempie ben 10 pagine per un totale di 541 righe. Ci sono i 15 giorni di licenza matrimoniale, ed i giorni (da 1 a 8 in un anno) concessi ai dipendenti pubblici per concorsi ed esami. Donare il sangue vale 24 ore di permesso senza limiti annuali: sono le strutture sanitarie a fissare un tetto di 4 donazioni/anno per gli uomini e di 2 per le donne. Anche l’antitetanica vale un bonus: si è infatti autorizzati ad assentarsi dal lavoro nelle ore successive alla vaccinazione. La legge 104, previa autorizzazione dell’Inps, concede invece tre giorni al mese di permesso retribuito per assistere un familiare disabile. Un’altra legge consente ai volontari della protezione civile di assentarsi anche per 10 giorni consecutivi (massimo 30 giorni in un anno) per effettuare simulazioni e formazione ed in caso di calamità concede 30 giorni consecutivi con un tetto di 90 in un anno. Permessi retribuiti anche quanti ricoprono il ruolo di volontari del Corpo nazionale del soccorso alpino e speleologico del Club alpino italiano nei giorni in cui svolgono operazioni o esercitazioni. Pena l’accusa di ostacolo alle operazioni elettorali (si rischiano sino a 3 mesi) un datore di lavoro non può ovviamente negare ai propri dipendenti di prestare servizio presso i seggi come presidente, segretario, scrutatore o anche solo rappresentante di lista: nel caso di una tornata elettorale con ballottaggio, tra insediamento dei seggi, giornate di votazioni e scrutinio se ne posso andare anche 7 giorni di lavoro. Permessi retribuiti anche per consiglieri ed amministratori di enti locali, comunità montane comprese.

La scure sui distacchi
Altro capitolo riguarda i permessi sindacali che prima dell’intervento del governo Renzi interessavano circa 70mila dipendenti pubblici per un totale di 845 mila giornate «perse» che corrispondevano all’assenza dal servizio per un anno di 2.315 dipendenti. Poi è calata la scure e dallo scorso agosto sono stati dimezzati.