Comuni, nei piccoli sette anni per fare la variante a un piano regolatore

di Redazione Blitz
Pubblicato il 1 febbraio 2019 14:08 | Ultimo aggiornamento: 1 febbraio 2019 14:08
Comuni, nei piccoli sette anni per fare la variante a un piano regolatore

Comuni, nei piccoli sette anni per fare la variante a un piano regolatore

ROMA – “Registro tra i Sindaci una forte preoccupazione per i tempi e per i costi di nuovi Piani regolatori dei Comuni, di varianti e altri documenti urbanistici che devono essere adeguati. Vale per moltissime Regioni. La complessità di procedure e atti è aumentata a dismisura negli ultimi anni”. Lo afferma Marco Bussone, Presidente nazionale dell’Uncem (Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani) che ha scritto al Consiglio nazionale dell’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori evidenziando la necessità di snellire norme e anche ridefinire ruoli istituzionali.

“Per un Comune da mille o duemila abitanti un nuovo Piano o una variante strutturale generale impegna cinque, sei, sette anni e qualche centinaia di migliaia di euro”, fa notare Bussone, secondo cui “bisogna invertire questa impostazione. Un piano deve essere autorizzato dai tecnici regionali in non più di un anno dalla data di presentazione. In due si deve chiudere l’intero iter, dalla stesura all’adozione definitiva”.

“Ritengo opportuna la pianificazione condivisa tra Comuni – spiega Bussone – per evitare si moltiplichino costi e necessità. Ciascun Comune fa il suo Piano, ma senza un dialogo con gli Enti confinanti. Non va bene. Abbiamo vissuto negli anni Ottanta e Novanta la moltiplicazione delle piscine e delle palestre, piuttosto che la nascita di aree artigianali in tutti, ma proprio tutti i Comuni. Ciascuno voleva per sé capacità edificatorie e la regola per la quale i Comuni più fanno edificare più incassano va rivista. Ripensare il consumo di suolo, che in montagna ha caratteristiche diverse dalle aree urbane, va di pari passo con la necessità di rendere solo più green le costruzioni. Nelle aree montane abbiamo un problema di abbandono del suolo, di abbandono dei borghi, non tanto di consumo di suolo. Va studiato un percorso. L’obbligo Nzeb dal 2019 per gli edifici pubblici e dal 2021 per gli edifici privati è per molti versi un tabù e per altri un’emergenza culturale e operativa. Pianificare insieme, a livello sovracomunale, in un’Unione montana di Comuni ad esempio, abbatterebbe i costi e renderebbe più organici i piani. La programmazione urbanistica deve poi essere sovrapponibile perfettamente con i Piani di protezione civile comunali e di ambito, sui quali Uncem sta lavorando molto con il Dipartimento nazionale guidato da Angelo Borrelli. Proponiamo un patto con gli Ordini degli Architetti attraverso il Consiglio nazionale. Possiamo insieme sostenere Enti locali e Regioni in un nuovo percorso”.