Marcegaglia: “Bene il rigore, male le liberalizzazioni”. Stati generali Confindustria senza politici e giornalisti

Pubblicato il 4 maggio 2011 14:41 | Ultimo aggiornamento: 11 settembre 2012 11:59

ROMA – Emma Marcegaglia apprezza la politica di rigore incarnata dal ministro Tremonti ma lamenta che gli sforzi per aiutare la crescita sono insufficienti, in particolar modo sul tema delle liberalizzazioni. La presidente di Confindustria è intervenuta oggi (mercoledì 4 maggio) alla trasmissione di Radio 24 “La versione di Oscar”, condotta da Oscar Giannino. Tra gli argomenti della puntata il suo progetto di “Italia che vogliamo”: far ripartire la crescita, imprimere un’accelerazione alle liberalizzazioni del mercato e sostenere il merito. Tutti argomenti che verranno approfonditi nella grande assise che riunisce la base e che si terrà a Bergamo sabato prossimo, 7 maggio.

Sarà un appuntamento di grande importanza, cui Confindustria assegna un ruolo cruciale, la piattaforma programmatica, come si diceva una volta, per rilanciare l’economia italiana. Sarà a porte chiuse: per la prima volta non saranno invitati a partecipare politici e giornalisti. Non accadeva dal 1992: all’epoca l’Italia rischiava il default, il presidente del Consiglio, Giuliano Amato, imponeva la manovra da 90mila miliardi di lire. “Anche oggi siamo di fronte a una discontinuità epocale”, ha spiegato la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. “Ma non vogliamo abbandonare il campo, perdere lo spirito di proposta e di spinta per la politica e per la società”. Le Assise “saranno una vera adunata di forze positive per dire che ci siamo, siamo tanti, che rappresentiamo non solo l’impresa, l’economia, ma tutto il Paese”.

Se i tempi saranno rispettati, la base degli imprenditori avrà modo di commentare a caldo il decreto su sviluppo e semplificazione, burocratica e fiscale, che il governo ha annunciato per i prossimi giorni.
Il fisco è uno dei grandi temi su cui il mondo delle aziende insiste per recuperare competitività. Basta guardare alcuni numeri per rendersene conto, come emerge dalla documentazione preparata come base di riflessione per le Assise: la pressione fiscale in Italia è più alta rispetto alla media dell’area euro di ben tre punti, tra l’altro distribuita in modo non equo. Secondo i dati della Banca mondiale il tax rate complessivo sulle imprese arriva al 68,6%, contro il 48,2% in Germania, il 37,3% nel Regno Unito, il 29,2% in Danimarca.