Confindustria: “Ripresa Italia entro marzo 2015, ma disoccupazione non cala”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 17 Dicembre 2014 13:15 | Ultimo aggiornamento: 17 Dicembre 2014 13:15

ROMA – Fuori dalla recessione entro marzo 2015, ma per vedere un primo calo della disoccupazione bisognerà attendere il 2016. Il Centro studi di Confindustria ha dunque tagliato ancora le stime per il 2014 che si chiuderà con un calo del Pil dello 0,5% – l’Istat stima una contrazione dello 0,4% -, mentre prevede che inizi a risalire nel 2015 con un +0,5% e prosegua nel 2016 con un +1,1%. Nel dettaglio l’economia tornerà a crescere dello 0,2% nel primo trimestre 2015 per poi salire gradualmente nel biennio.

Disoccupazione. Preoccupa il tasso di disoccupazione che nel 2015 “rimarrà ancorato sugli alti livelli di fine 2014”, salendo ancora dal 12,7% previsto in media d’anno al 12,9%, “mentre scenderà progressivamente nel 2016, di pari passo con la ripresa dell’occupazione, registrando un 12,6% in media d’anno (12,4% nel quarto trimestre)”. Per il 2014 il tasso di disoccupazione raggiunge il 14,2% “se si considera l’utilizzo massiccio della cig”. D’altra parte nelle previsioni del governo i senza lavoro scenderanno sotto il 10% solo dopo il 2018: attualmente secondo le stime Confindustria sono oltre 8,6 milioni le persone cui manca un lavoro.

Petrolio. A spingere la ripresa – per quanto ancora debole – contribuisce il crollo del prezzo del petrolio, diminuito di oltre un terzo nell’arco di alcune settimane, che per l’Italia significa “un guadagno di 14 miliardi annui”, con un impatto di +0,3% sul Pil 2015 ed un altro +0,5% nel 2016. Secondo il Centro studi di Confindustria, il calo “comporta il trasferimento di oltre mille miliardi di euro di reddito annuale da un ridottissimo numero di produttori, con enormi ricchezze, ad un’ampia platea di consumatori e imprese nei paesi avanzati, con una più alta propensione alla spesa”.

Conti pubblici. Quanto ai conti pubblici Confindustria stima per il 2014 un deficit al 3% che calerà poi al 2,7% l’anno prossimo e al 2,5% per il 2016. Il debito, invece, salirà dal 132,2% di fine anno al 133,8% del 2015.