La Consob striglia le prime 5 banche italiane: “Il budget prevale sugli interessi dei cittadini”

Pubblicato il 4 Maggio 2010 13:31 | Ultimo aggiornamento: 4 Maggio 2010 13:48

Dopo due anni di avvertimenti, la Consob è intervenuta e ha “strigliato” cinque big del credito come Intesa Sanpaolo, Unicredit Banca, Mps, Banca Popolare di Verona e Bnl. Le prime cinque banche italiane, infatti, sono finite nel mirino della Commissione – arrivata persino a chiedere di convocare i rispettivi Cda – perchè accusate di cattive pratiche nella vendita dei prodotti ai clienti. In altre parole, la loro colpa sarebbe far prevalere le esigenze di budget sul reale interesse dei clienti. Una decisione clamorosa, se si pensa che i cinque istituti rappresentano oltre la metà del mercato: sommati assieme, infatti, dispongono di una rete di oltre 15mila sportelli sui circa 34mila dell’intero sistema creditizio.

Una mossa più che annunciata: per oltre due anni dall’entrata in vigore della Mifid (direttiva europea sulla prestazione dei servizi d’investimento) nell’autunno 2007, la Consob ha svolto un’ intensa attività “pedagogica” verso banche e intermediari finanziari. La Commissione di vigilanza sui mercati aveva prima avviato un’opera di “insegnamento” e chiarificazione con gli operatori, per arrivare a standard di trasparenza e correttezza auspicati. Successivamente, aveva cominciato un’opera di sensibilizzazione attraverso le associazioni di categoria dei vari intermediari, infine, dopo oltre un anno, aveva preannunciato che avrebbe eseguito ispezioni a campione per verificare la correttezza dei singoli comportamenti.

L’epilogo di recente, quando da una serie di ispezioni effettuate nei mesi scorsi è emerso che le politiche commerciali delle banche (scelta dei prodotti finanziari da offrire ai clienti, criteri dei budget, schemi di incentivazione del personale) troppo spesso non sono calibrate sull’interesse del cliente.

In altri due casi (sempre Bnl e Biis, del gruppo Intesa) i rilievi riguardano invece gli enti locali e la vendita di prodotti derivati.

Per quanto riguarda i risparmiatori, le banche sono accusate di politiche commerciali «imperniate su logiche di prodotto anziché di servizio reso nell’ interesse della clientela» e ancora, di un approccio «non idoneo a contenere potenziali conflitti di interesse tra banca e cliente». In particolare, continuano ad essere spinti i prodotti “fatti in casa” senza considerare se questi siano adeguati alla clientela e proposti nel loro esclusivo interesse.

La Consob ha accertato che le politiche commerciali adottate dalle cinque banche per la selezione dell’offerta di servizi ai clienti e le politiche di incentivazione del personale «sono risultate in larga parte imperniate su logiche di prodotto (quantitativi di prodotti da vendere, di norma di raccolta propria o del gruppo) anziché di servizio reso nell’interesse della clientela».

Tutto questo, a giudizio della commissione, «non è idoneo a contenere i potenziali conflitti d’interesse tra banca e cliente» poiché il personale «può essere indotto a collocare i prodotti, spesso quelli sviluppati dalla casa, secondo criteri a budget, indipendentemente dall’adeguatezza degli investimenti per la clientela». Non sarebbe stato rispettato dunque uno dei punti cardine della direttiva Mifid sui servizi d’investimento che impone agli intermediari di «servire al meglio gli interessi dei clienti».

Ieri la conclusione dell’ ispezione presso cinque banche, preceduta, circa un paio di mesi fa, dalla decisione analoga verso Banca Generali e Banca Network. A tutte, la Consob ha chiesto la convocazione dei cda e ha prescritto anche l’ordine del giorno, per rimuovere gli ostacoli. A tal proposito, la Commissione ha reso noto che gli intermediari in questione sembra «abbiano già intrapreso iniziative volte a colmare le carenze riscontrate». La Consob tornerà però a controllare il rispetto della Mifid e delle proprie direttive: in caso di inadempienze, scatteranno le sanzioni.