Contante: no limite 1000 euro per i turisti extracomunitari

di Edoardo Greco
Pubblicato il 12 agosto 2015 15:45 | Ultimo aggiornamento: 12 agosto 2015 17:01
Contante: no limite 1000 euro per i turisti extracomunitari

L’articolo di Luca De Stefani sul Sole 24 Ore

ROMA – Presto il limite di 999,99 euro per i pagamenti in denaro contante sarà aumentato. Intanto in Italia c’è già chi può effettuare usando il “cash” un pagamento superiore a mille euro, fino a 15 mila euro: sono i turisti provenienti da Paesi extracomunitari, come gli americani, i russi, i cinesi, i giapponesi, gli australiani.

Ci sono però una serie di obblighi per gli italiani che si apprestano a ricevere una cifra superiore a mille euro come pagamento per l’acquisto di un bene o di un servizio: devono comunicarlo prima all’Agenzia delle Entrate e versare il denaro incassato in un conto corrente dedicato ai pagamenti in contanti sopra i mille euro. Inoltre devono mettere a consuntivo nello spesometro i dati del turista che ha pagato “cash”.

Il negoziante/autonomo/professionista deve anche raccogliere i dati dei turisti – che siano italiani, comunitari o extracomunitari – che fanno pagamenti con assegno o bonifico, se l’importo è superiore a 3.600 euro. Se a pagare è un italiano, basta il codice fiscale. Se a pagare è uno straniero serve il nome, il cognome, la data e il luogo di nascita, la residenza. Spiega Luca De Stefani sul Sole 24 Ore:

Si evidenzia che lo scorso 10 giugno il Governo si è impegnato a valutare l’opportunità di una revisione della disciplina vigente in tema di uso del contante, prevedendo un innalzamento della soglia limite dei 999,99 euro e ponendo l’Italia in linea con gli altri Stati europei (si veda «Il Sole 24 Ore» dell’11 giugno 2015).

Questo innalzamento del limite, comunque, non modificherà gli adempimenti che i contribuenti devono effettuare ai fini dell’invio alle Entrate dei dati delle operazioni Iva con lo spesometro, il quale è un’importante strumento per la lotta all’evasione in quanto, oltre a consentire di confrontare le fatture che un soggetto Iva ha emesso con quelle che il suo cliente (soggetto Iva) ha ricevuto (si veda «Il Sole 24 Ore» del 14 luglio 2015), consente di capire quante spese i privati hanno effettuato nel corso di un anno per verificare se sono superiori rispetto al reddito dichiarato. Oltre a queste due efficaci finalità, però, non si capisce perché vadano comunicati anche i dati dei turisti stranieri che acquistano beni (ad esempio, in una gioielleria italiana) o servizi (ad esempio, la camera d’albergo) per importi pari o superiori a 3.600 euro (Iva compresa), non essendo assoggettati all’accertamento sintetico in Italia (si veda «Il Sole 24 Ore» del 8 agosto 2011).

Nello spesometro vanno inseriti tutti i dati delle fatture emesse e ricevute con operazioni rilevanti ai fini Iva, di qualunque importo (anche con totale fattura inferiore a 3.600 euro) e anche se emesse dai commercianti al dettaglio. I dati delle fatture vanno spediti anche se il cliente è un privato straniero (Ue o extra-Ue) e in questo caso, non va richiesto il codice fiscale, ma per compilare il quadro FN (operazioni con non residenti) servono nome e cognome, data, luogo di nascita e residenza. Da inizio 2015 non sono più applicabili le agevolazioni previste a favore dei commercianti al dettaglio, per il 2012 e 2013, dall’articolo 3, comma 1, provvedimento 2 agosto 2013 e per il 2014 dal provvedimento 31 marzo 2015, secondo le quali, ad esempio, nel 2014, non andavano comunicate le operazioni attive di importo unitario inferiore a 3mila euro, al netto dell’Iva, anche se venivano fatturate ad un soggetto Iva.

Nello spesometro vanno inseriti anche i dati dei privati per i quali viene emesso uno scontrino o una ricevuta fiscale di importo non inferiore a 3.600 euro, comprensivo dell’imposta sul valore aggiunto (tranne quelli pagati con carte di credito, di debito o prepagate). Si tratta quindi di privati, di qualunque nazionalità o residenza, che pagano con assegno o bonifico, acquisti di beni o servizi pari o superiori a 3.600 euro (Iva compresa) e per i quali in negoziante emette lo scontrino o la ricevuta fiscale (se emette la fattura è normale che vadano comunicati, come detto sopra). In questi casi, va raccolto e spedito con lo spesometro il codice fiscale del privato italiano (ai fini della compilazione del quadro DF dello spesometro), ovvero, per gli stranieri, nome e cognome, data, luogo di nascita e residenza (quadro FN).

Questi ultimi dati, infine, vanno raccolti anche per i clienti privati extra-Ue o extra-SSE, per il quali è stato emesso uno scontrino, una ricevuta fiscale o una fattura di importo pari o superiore a mille euro (fino a 15mila euro) e il pagamento è avvenuto in contanti. Va acquisita anche la fotocopia del passaporto del cliente e un’apposita autocertificazione, attestante le condizioni di cittadinanza (fuori dalla Ue o dallo SSE) e di residenza (fuori solo dall’Italia).