Contenzioso Stato-medici: la bomba da 16 miliardi che rischia di far saltare le casse pubbliche

di redazione Blitz
Pubblicato il 21 settembre 2018 12:00 | Ultimo aggiornamento: 21 settembre 2018 12:00
Contenzioso Stato-medici: la bomba da 16 miliardi che rischia di far saltare le casse pubbliche

Contenzioso Stato-medici: la bomba da 16 miliardi che rischia di far saltare le casse pubbliche

ROMA – C’è una bomba di 16 miliardi che potrebbe far esplodere le casse pubbliche. E’ il cosiddetto contenzioso Stato-medici: si tratta della vertenza tra 118mila medici che hanno frequentato la Scuola di Specializzazione in Medicina – tra gli anni 1978 e 2006 – e lo Stato, che rischia di dover sborsare anche più di 16 miliardi di euro.

Per rendersi conto delle proporzioni esplosive della faccenda, basti pensare che il Movimento 5 stelle ne sta cercando meno della metà per realizzare il famoso reddito di cittadinanza. Lo spaventoso importo si deve al fatto che i medici specializzandi, negli anni in questione, sono stati prima privati di qualsiasi trattamento economico e poi di uno consono a quello previsto dalle direttive Ue.

La faccenda, se pure continuasse ad essere ignorata, comporta comunque un lento dissanguamento della casse pubbliche, dato che, nel frattempo, i medici si rivolgono ai tribunali ottenendo ogni volta ragione. Così lo Stato continua a pagare, sia i risarcimenti sia le spese processuali, notoriamente esose in Italia per via dei tempi non rapidissimi della giustizia.

Di questo si è parlato, per la prima volta in maniera strutturata, nel corso di una tavola rotonda organizzata in Senato dal periodico giornalistico Sanità Informazione. Al centro del dibattito, la presentazione di un disegno di legge, ideato dal senatore dell’Unione di Centro Antonio De Poli, che punta a risolvere definitivamente la vicenda, attraverso un accordo transattivo. Una sorta di sconto di cui il principale beneficiario sarebbe proprio lo Stato.

Il senso del ddl è questo: il governo italiano si impegna a sanare questa situazione, ma con una riduzione dell’esborso. Lo sconto in questione sarebbe di circa 5 miliardi, da reinvestire, secondo la proposta, proprio nel campo della sanità pubblica. “E’ finalmente giunto il momento – afferma De Poli – che la politica dia risposte concrete, è un fattore di equità e giustizia. Sarò il primo firmatario del ddl e tanti altri colleghi, dell’intero arco parlamentare, lo sottoscriveranno convintamente”.

Tra questi sicuramente il senatore Antonio Saccone (Forza Italia), che ricorda come “non possano esserci cittadini di serie A e di serie B” e, rivolgendosi al rappresentante del governo presente in sala, avverte: “Sia chiaro, lo Stato deve pagare. Non può pensare di scaricare i debiti sui propri figli”. A rappresentare il governo, Dino Giarrusso, stretto collaboratore del sottosegretario all’Istruzione Lorenzo Fioramonti, che coglie la palla al balzo: “L’Italia ha il dovere di ripensare il rapporto con le proprie responsabilità. Non si può più rimandare le questioni, pensando che tanto prima o poi si risolveranno da sole. E poi la retorica secondo cui ci sono cose più importanti di cui occuparsi non esiste, è un non argomento. E’ assurdo far finta che non ci siano delle anomalie, mai più polvere sotto il tappeto”.

Stessa posizione espressa dalla senatrice della Lega Sonia Fregolent: “Un ddl finalizzato a risolvere una tematica così spinosa deve essere tenuto in considerazione, perché, oltre a chiudere una questione importante, libera risorse per la sanità. Un accordo, oltre a far risparmiare 5 miliardi, azzererebbe anche le spese legate agli iter dei processi”, quantificabili in altri svariati milioni (se non miliardi) di euro.

“Un accordo transattivo tra lo Stato e i medici – afferma l’avvocato Marco Tortorella di Consulcesi Group, uno dei massimi esperti del contenzioso – è una soluzione di semplice buon senso, che consentirebbe al legislatore di riappropriarsi del suo ruolo, da troppo tempo affidato ai Tribunali”.