Conti pubblici, l’Italia rischia un buco da 6-8miliardi a fine anno

Pubblicato il 13 Giugno 2012 8:45 | Ultimo aggiornamento: 13 Giugno 2012 9:15

Mario Monti (LaPresse)

ROMA – Se continua così, alla fine del 2012 potrebbe esserci un buco da 6-8 miliardi. La tenuta dei conti pubblici già traballanti è in pericolo con lo spread altalenante che rischia di sfondare soglia 500 punti, il Prodotto interno lordo che per la Commissione europea è già calato a meno 1,4%, i tassi in aumento e la recessione.

Per ora il ritmo con cui l’Italia continua a perdere gettito è di meno di un miliardo al mese, ma nei primi quattro mesi dell’anno già si sono visti i primi segnali visto che mancano 3,4 miliardi rispetto alle previsioni del Documento di economia e finanza, il Def, che aveva anche previsto un calo del Pil dell’1,2% contro le stime del Fondo monetario internazionale che dicono meno 1,9%.

In più c’è sempre l’appuntamento dell’aumento Iva d’ottobre e molte aziende in crisi potrebbero risultare insolventi. Per ora il governo è al lavoro per mettere in campo nei prossimi giorni (tra il 22 e il 28 giugno) un decreto legge che consenta di evitare l’aumento dell’Iva e avere qualche risorsa da poter utilizzare per l’emergenza terremoto: sul tavolo c’è una sforbiciata per l’acquisto di beni e servizi per 5 miliardi nel 2012 e tra gli 8 e i 9 nel 2013 accompagnati da un ‘anticipo’ di finanziaria con tagli alle voci del bilancio che non sono di competenza del supercommissario Enrico Bondi.

Repubblica però ricorda che i problemi non sono finiti perché “l’effetto Spagna e il rischio contagio mettono un’ipoteca sulla spesa per interessi. Il cosiddetto “tesoretto”, cioè la riserva prudenziale messa in campo nel dicembre scorso con il “Salva Italia”, in previsione di uno spread a quota 500, non c’è più. Il governo infatti dopo aver elevato, nei momenti più acuti della crisi, la spesa dagli 85,8 miliardi di Tremonti a 94,2 miliardi, nel Def di aprile ha ridotto la spesa per pagare Bot e Btp: con spread che galleggiavano sotto quota 300 (il 16 marzo il differenziale con il Bund era a 281) la stima di spesa è stata ridotta a 84,2 miliardi. Non si poteva fare altrimenti, per rispettare le regole di contabilità: ora con lo spread a 475 le cose si rabbuiano nuovamente”.