Conto in rosso, banca non paga bollette: una spina soprattutto per le aziende

di Riccardo Galli
Pubblicato il 30 Dicembre 2020 11:38 | Ultimo aggiornamento: 30 Dicembre 2020 11:38
Conto in rosso, banca non paga bollette: una spina soprattutto per le aziende

Conto in rosso, banca non paga bollette: una spina soprattutto per le aziende (Foto Ansa)

Il conto in rosso in banca non paga, anzi dal prossimo 1 gennaio rischia di bloccare i pagamenti e i conti di clienti privati ma anche, e soprattutto, delle aziende. Colpa – si fa per dire – di un regolamento europeo che cambia le norme relative al cosiddetto scoperto sui conti bancari. Basterà un relativamente piccolo sforamento per diventare ‘cattivi pagatori’, con tutte le conseguenze del caso a partire dal blocco dei rid.

La novità che scatterà dal 1 gennaio 2021 ha in realtà già quasi un lustro. Le nuove regole sono infatti figlie del Regolamento sui requisiti di capitale delle banche, entrato in vigore il 1 gennaio 2014. Per assicurarne un’applicazione uniforme in tutta Europa, la Commissione europea (con un Regolamento del 2018) e l’EBA (con linee guida del 2017) hanno fornito ulteriori specificazioni, applicabili appunto entro il prossimo 1 gennaio.

Conto in rosso, la banca che dice?

Per le banche “meno significative”, che sono vigilate direttamente dalla Banca d’Italia, le nuove regole sono state recepite in Italia a giugno 2019. Dopo una consultazione pubblica dove Banca d’Italia ha sottoposto le eventuali criticità anche alle associazioni degli consumatori, all’Abi e altri soggetti.

Per le banche “significative”, vigilate dal Meccanismo di vigilanza Unico, ha provveduto la BCE nel 2018. Il 1° gennaio 2021 è il termine ultimo per adottarle.

Ma quali sono queste nuove regole?

Sono quelle che disciplinano il “rosso”, cioè lo sforamento oltre la propria disponibilità economica, sui conti correnti, mentre non riguardano fidi o altre forme di sforamento consentito e concordate dai singoli utenti con le proprie banche.

In base a queste nuove norme, a partire dal 1 gennaio, gli intermediari dovranno classificare in stato di default il cliente che non adempie per tre mesi alle proprie obbligazioni creditizie vantate dal gruppo bancario o finanziario nei suoi confronti se l’ammontare dell’inadempimento sarà superiore sia a 100 euro sia all’1% del totale delle obbligazioni creditizie complessivamente vantate dalla banca.

Tradotto sarà considerato cattivo pagatore il correntista che per 3 mesi sarà fuori di almeno 100 euro (500 per le aziende) con uno sforamento che sia oltre l’1% del totale delle obbligazioni creditizie complessivamente vantate dall’istituto di credito.

Conto in rosso, cosa cambia da gennaio

In pratica, da gennaio, gli addebiti automatici potrebbero non essere più consentiti sui conti correnti se non coperti da liquidità sufficienti. Bollette, mutui e rate varie potrebbero quindi essere bloccate anche se, dagli istituti di credito, assicurano che non ci sarà un automatismo secco, i casi saranno valutati caso per caso e prima del blocco saranno in ogni caso ‘sensibilizzati’ i correntisti interessati.

Inoltre, chi finirà nella lista dei cattivi pagatori avrà anche conseguenze peggiori, a partire dalla difficoltà, quasi impossibilità di accedere al credito in futuro. Una novità che rischia di essere un problema per tante famiglie, specie in epoca di difficoltà economiche e crisi generalizzata causa Covid, ma ancor più per le tante piccole e medie imprese che di “rosso” vivono.

Che sono cioè abituate a pagare stipendi e debiti di ogni tipo contando proprio sullo scoperto finora concesso. E non si tratta di aziende furbe che su questo giocano per non toccare fondi magari appoggiati altrove. Ma di piccole realtà che pagano in questo modo in attesa di essere a loro volta saldati da debitori. Come ad esempio lo Stato, solitamente lenti a pagare. (Fonte Il Sole 24 Ore).