Coronavirus, la glaciazione dei soldi. Sette mld, saranno… quasi bruscolini

di Lucio Fero
Pubblicato il 6 Marzo 2020 11:23 | Ultimo aggiornamento: 6 Marzo 2020 11:23
Coronavirus, la glaciazione dei soldi per l'Italia. Sette mld, saranno... quasi bruscolini

Coronavirus, la glaciazione dei soldi. Sette mld, saranno… quasi bruscolini (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Coronavirus, la glaciazione dei soldi. Per una volta ha quasi ragione Salvini: i 7,3 miliardi di maggior spesa pubblica trovati dal governo per indennizzare il paese dal danno economico da coronavirus sono quasi bruscolini (Salvini ha quasi ragione, solo quasi, perché non ha resistito a sparare 50 miliardi, come fossero appunto…bruscolini). 

Quale sarò alla fine l’effettivo danno economico da coronavirus è letteralmente incalcolabile anche per l’ottimo e maledetto motivo che…non si vede la fine. E neanche si intravede quando attività manifatturiere, industrie, uffici, servizi potranno tornare ad operare senza limitazioni. C’è chi dice, ipotizza e spera: ancora due mesi. Gira molto ed è molto consolatoria la convinzione che con l’arrivo del caldo meteorologico coronavirus arretrerà, spinto via della bella stagione. Una bella speranza, fondata però non su una conoscenza della fenomenologia di coronavirus ma solo sul dato statistico per cui con il caldi la gente sta meno nei luoghi chiusi e quindi si contagia meno reciprocamente, un po’ poco per dire la primavera/estate ci libererà.

Oggi interi settori dell’economia e del lavoro sono in fase di glaciazione. Trasporti, aerei, alberghi, turismo, convegni, congressi, fiere…tutti congelati. La corrente degli affari e degli scambi, la corrente dei soldi, dei guadagni e dei redditi oggi trasformata in banchisa immobile, immobile banchisa di ghiaccio.

Non finisce qui: altri settori in fase di congelamento. L’edilizia che già non stava bene di suo. E le cosiddette filiere. Cioè? Cioé nessuno produce tutto da solo quel che compone il suo prodotto finale. Una componente arriva dalla fabbrica x, altro componente dalla azienda Y…I costi dei trasporti sono aumentati, gli stessi trasporti si stanno facendo in parte problematici e qualche punto della filiera è qua e là interrotto o spento. E, se un punto della filiera si spegne, tutta la fila produttiva si arresta. Per molta parte del sistema produttivo mondiale punti di filiera sono in Cina. Per la gran parte del sistema produttivo italiano punti di filiera sono in Lombardia, Veneto, Emilia…

Se si arresta la produzione si ferma il lavoro e quindi il reddito e quindi il consumo. Si va appunto in glaciazione dell’economia. Poi, per sciogliere la banchisa, non è detto basti, quando mai verrà, l’arrestarsi dell’epidemia. Ci vorrà tempo, ci sarà un delta temporale tra la fine dell’emergenza sanitaria e il ripartire della domanda. I tempi e le strade della psicologia di massa dicono che ci vorrà un intervallo tra il tempo dell’attenuarsi del virus e il ripartire della voglia e domanda di viaggi, turismo, hotel, aerei…E non immediata potrebbe essere la ripartenza delle filiere produttive in manifattura. 

Governo ha stimato uno 0,3 per cento di deficit 2020 in più sul previsto. Decisamente ottimistico. Non è per nulla detto che il Pil su cui si calcola lo 0,3 per cento sia quello previsto, sarà probabilmente inferiore proprio a causa glaciazione dell’economia. E comunque 7,3 miliardi andranno sicuramente moltiplicati, per due, per tre. Non ci saranno problemi con la Ue: presto tutti i paesi della Ue avranno da spendere per sostenere e risarcire le rispettive economie. Nessuno dirà di no all’altro. Il problema non sarà se la Ue permetterà all’Italia di fare deficit, il problema, semmai, è di quanto deficit può reggere un’economia a bassa produttività e altissimo debito. Doverosamente scongelando l’economia con lanciafiamme potremmo  non scottarci che sarebbe nulla ma ustionarci pesantemente le mani. Ma lanciafiamme dovrà essere, con tutti i rischi.

Infine altro problema, minore ma non infimo. L’effetto, già presente e visibile, del “danno ricco, mi ci ficco”. Amplissima è la platea dei danneggiati economicamente dal coronavirus, reale e concretissimo è il bisogno di aiuto dalla mano pubblica. Anzi, alla fine il conto sarà più salato di quanto forse si immagina. Ma non tutti, tutti insieme e tutti allo stesso modo e tutti già in rovina come da accorate dichiarazioni dei rappresentanti di ogni categoria o gruppo di interesse. Sei mesi, un anno di economia e soldi congelati possono, anzi sicuramente mandano sul lastrico. Un mese di soldi congelati da dramma coronavirus mette in ansia, difficoltà, bisogno. Ma non basta a stendere imprese e aziende. Che andrebbero, andranno stese in terra se governo non aiuta. Ma non ora, non subito. E non tutti e tutte. Insomma c’è in giro, nella situazione effettivamente difficilissima, un eccesso di mani tese.

E c’è ancora altro effetto, visibilissimo nella politica. Presente nella comunicazione. L’effetto: porto a casa il televisore preso nella vetrina sfasciata. La glaciazione economica da coronavirus funge da stimolo e alibi per la politica italiana (tutta) ad arraffare insieme soldi a debito e consenso a sbafo. Tutta la politica italiana assapora con gusto la tentazione di fare non solo deficit per risarcire il paese dal  danno coronavirus, ma di afferrare e portare a casa dalla vetrina sfasciata dal coronavirus il televisore di una politica economica tutta e tutta a debito, una politica finalmente ritrovata. E’ l’effetto saccheggio nelle epidemie, pari pari.