Coronavirus, nuova lista Ateco: altre 200 mila imprese si fermano

di redazione Blitz
Pubblicato il 25 Marzo 2020 15:50 | Ultimo aggiornamento: 25 Marzo 2020 15:50
Coronavirus, nuova lista Ateco: altre 200 mila imprese verso chiusura

Coronavirus, nuova lista Ateco: altre 200 mila imprese verso chiusura (Nella foto Ansa i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil)

ROMA – Sono circa 200 mila le imprese che dovrebbero fermare ora la produzione in base alla nuova lista Ateco, ossia l’elenco delle aziende che possono continuare a produrre e restare aperte durante la quarantena imposta dal governo per arginare la diffusione coronavirus. 

Già martedì era stata raggiunta un’intesa di massima tra governo e sindacati e nell’incontro di stamattina, tra i ministri dell’Economia, Roberto Gualtieri, e dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, e i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo, si sono svolte le verifiche necessarie e si è raggiunto l’accordo.

I sindacati definiscono “positivi” i risultati ottenuti. Con il nuovo accordo, secondo quanto riporta l’agenzia Public Policy, altre 200 mila imprese dovrebbero chiudere, rispetto a quelle originariamente previste dal primo elenco Ateco formulato dal Governo (87 codici ateco originariamente autorizzati a proseguire il lavoro). 

Tra le produzioni “non essenziali”, apprende Public Policy, ci dovrebbero essere alcune produzioni di carta, i call center outbound e le attività non essenziali delle agenzie interinali.

Col nuovo blocco, secondo i consulenti del lavoro, si impenna il numero dei lavoratori italiani fermi per Coronavirus: sarebbero “7 milioni 810.000”. Rispetto al decreto dell’11 marzo, c’è un aumento sensibile degli occupati costretti a casa, pari a “5 milioni 8.000” di soggetti.

Nel dettaglio c’è “il 34,8% del totale degli occupati a casa, il 27,2% occupato in settori destinati alla erogazione di servizi essenziali (complessivamente 6 milioni 118.000) e il 38% impiegato in comparti potenzialmente ancora in attività, in quanto non soggetti a blocco (8 milioni 522.000 addetti)”.

Com’è noto, il provvedimento governativo del 22 marzo ha riguardato principalmente il versante industriale: globalmente, “su 100 lavoratori interessati dai decreti della presidenza del Consiglio dei ministri (di 11 e 22 marzo), il 46,2% è occupato nel manifatturiero (3,6 milioni di lavoratori) e il 53,1% nei servizi (4,1 milioni)”, e “calcolando il livello di ‘stop’ l’industria lascia complessivamente a casa, per l’emergenza Coronavirus, 6 lavoratori su 10 (59,6% del personale), mentre per i servizi, l’altolà interessa poco più di un quarto degli addetti (26,7%).

Fonte: Public Policy, Ansa