Coronavirus, Occidente in ginocchio, occasione per la Cina alla conquista del mondo

di Caterina Galloni
Pubblicato il 28 Aprile 2020 7:56 | Ultimo aggiornamento: 27 Aprile 2020 19:41
Coronavirus, Occidente in ginocchio, occasione per la Cina alla conquista del mondo

Coronavirus, Occidente in ginocchio, occasione per la Cina alla conquista del mondo (nella foto ANSA il presidente cinese Xi Jinping,)

La Cina potrebbe sfruttare la crisi del Coronavirus, che ha messo in ginocchio le grandi economie occidentali, per superarle e dominare il mondo.

Sarebbe una versione XXI secolo del Grande balzo in avanti di Mao, che si concluse con una facciata che costò milioni di morti negli anni ’50 e ’60 del XX secolo.

Oggi la Cina non è quella dei tempi del primo comunismo, fiaccata da decenni di occupazione occidentale, di invasione giapponese, di guerra civile.

Oggi, applicando le regole del capitalismo più sfrenato in un quadro di arbitrio autoritario, innestando il tutto su migliaia di anni di storia imperiale, la Cina è diventata la seconda potenza economica mondiale.

A differenza dei russi, che scoprirono la civiltà nemmeno mille anni fa, i cinesi erano già una grande potenza quando ad Atene e Roma vivevano ancora sugli alberi.

Non l’avranno fatto apposta a diffondere il virus.

Ma sono stati lesti a capire la grande occasione.

Lasciamo stare le colpe cinesi nel ritardo con cui il resto del mondo ha reagito all’epidemia poi proclamata pandemia.

Nel mostruoso ritardo ha giocato l’influenza esercitata dalla Cina sulla Organizzazione mondiale della Sanità.

Il fatto che lo sostenga Donald Trump non è motivo sufficiente per trattare il sospetto come una barzelletta.

L’Onu e le varie organizzazioni che ad esso fanno capo sono state in passato coperte da nubi di sospetto. Si ricordi lo scandalo oil for food.

La Cina è peraltro un Paese dove la corruzione impera, le regole e la legge sono un optional, in madrepatria come nel mondo.

Il sospetto sulle mire egemoniche cinesi è stato lanciato dal Mail on Sunday, edizione del quotidiano inglese Daily Mail.

Un po’ di destra, ma uno dei migliori del mondo, con quasi un migliaio di giornalisti all’opera fra carta e online, fra Gran Bretagna, America del Nord e Australia.

Esploreremo, scrive il Mail, il timore che la Cina si trovi in una posizione privilegiata per sfruttare l’implosione economica occidentale sulla scia di Covid-19.

Uno dei videoclip più surreali postati su Internet durante questa crisi globale del coronavirus è stato girato il 22 gennaio su una montagna svizzera.

Il giorno prima che Wuhan – città da cui è partita la pandemia di Covid-19 che ha causato oltre 160.000 vittime in tutto il mondo – fosse dichiarato, tardivamente, il lockdown dalle autorità cinesi.

Il mercato del pesce di Huanan, da dove si pensia sia partito il contagio, era già stato chiuso da oltre tre settimane.

Per circa un mese i leader del Partito Comunista Cinese a Pechino avevano tentato di mettere a tacere gli informatori – compresi personale medico e ricercatori – che cercavano di mettere in guardia dal disastro epocale sia i concittadini che il resto del mondo.

Ma la verità è emersa nella seconda metà di gennaio sulla stampa mondiale, e c’erano già delle speculazioni su un insabbiamento cinese.

Per alcuni personaggi non è cambiato niente, hanno parlato di affari come sempre, mentre si riunivano per l’annuale Forum economico mondiale nella località sciistica svizzera di Davos.

Tra i partecipanti di spicco c’era il noto accademico di Singapore ed ex diplomatico Kishore Mahbubani, autore del libro “Has China Won”? La Cina ha vinto?

La sua tesi: l’espansione cinese è inarrestabile. Sta superando gli Stati Uniti, è pronta a diventare la superpotenza economica numero 1 al mondo.

La Cina ha “vinto”? E’ stato chiesto a Mahbubani. “No”, aveva risposto. E con un sorriso enigmatico aggiunto:”Più precisamente, non ancora”.

Nella conferenza l’autore aveva confrontato la “plutocrazia” americana con la potenza rivale dove c’è “meritocrazia ed è gestita dai leader più giovani e dinamici della Cina”.

Un’affermazione contestabile, anche perché con i suoi 66 anni, il presidente Xi Jinping non è un giovincello.

L’Economist questa settimana ha fatto volutamente eco alla domanda di Mahbubani. Il titolo di copertina era:”La Cina sta vincendo?”

Può essere che la Cina trarrà effettivamente profitto – finanziariamente e nell’estensione della sua influenza – da una catastrofe globale?

C’è una timida ripartenza, un timido ritorno alla vita normale, le fabbriche riprendono la produzione.

Ma gran parte dell’Occidente vive un crollo economico. I mercati azionari sono crollati, la disoccupazione è alle stelle.

C’è da meravigliarsi, scrive il Daily Mail, che sia già in atto una reazione contro la leadership cinese per aver innescato la selvaggia recessione?

A Downing Street si è parlato di una “resa dei conti”, il segretario agli Esteri Dominic Raab, ha affermato che una volta terminata la crisi, le relazioni della Cina con il Regno Unito non torneranno “normali” .

Circa il 74% dei britannici ritiene che la Cina sia responsabile di aver trasformato il Covid-19 in una pandemia.
Anche Bruxelles guarda Pechino con diffidenza.

Margrethe Vestager, Commissario europeo alla concorrenza ha esortato i governi degli Stati membri ad acquistare partecipazioni nelle società di risorse strategiche nei propri paesi, nel timore che la Cina, a causa del crollo delle azioni, le afferri a prezzi stracciati.

Matthew Henderson, ex diplomatico britannico a Pechino, è direttore dell’Asia Studies Centre dell’HJS.

“Negli ultimi vent’anni abbiamo creduto che la Cina fosse inarrestabile e che avremmo tratto vantaggi stringendo affari con loro”.

“E’ una sciocchezza. Al termine della pandemia non sarà più la stessa Cina che abbiamo adulato per anni”.

“Di che altro abbiamo bisogno per capire che non ci si può fidare di una Cina aggressiva che mente su una pandemia mondiale?”

“Possiamo evitare l’attuale livello di dipendenza dalla Cina per determinati beni?”.

Henderson ha affermato che un certo numero di industrie britanniche ad alta tecnologia e “quasi ogni singola” istituzione accademica di ricerca e sviluppo è già stata “colonizzata o penetrata” dallo stato cinese.

Il 23 gennaio di quest’anno, il giorno del lockdown di Wuhan e con i cadaveri per le strade, a Pechino il presidente Xi ha parlato ma eluso l’incombente disastro.

Aveva sottolineato la necessità di “correre contro il tempo e tenersi aggiornati con la storia” per realizzare il primo obiettivo.

Una delle pietre miliari chiave per raggiungere questo obiettivo è il piano “Made in China 2025” di Xi per migliorare la base produttiva cinese.

Vuole che il paese concentri l’esportazione sui settori high-tech e di alto valore.

Ecco perché ci sono così tanti laureati cinesi nei dipartimenti di ricerca e sviluppo delle università occidentali.

Il piano prevede la crescita delle classi medie cinesi e con essa una diminuzione della dipendenza dalla domanda dei consumatori stranieri.

Pechino ha lavorato su un “leggero sganciamento” dalla necessità della domanda estera per un certo numero di anni, ma Covid-19 potrebbe farla accelerare.

L’Europa è in una posizione piuttosto precaria.

“Se tra qualche mese la crescita in Europa sarà scarsa, l’America in difficoltà ma la Cina OK, a chi ci rivolgeremo per ottenere buoni rendimenti e trovare delle possibilità economiche?”, la domanda di Kerry Brown, professore di studi cinesi al King’s College London.

“È naturale che le persone siano molto arrabbiate e cerchino qualcuno da incolpare. Ma quando emergeremo dalla pandemia, chi oggi incolpiamo per l’inizio della crisi potrebbe salvarci. Ora è un problema di salute pubblica ma poi diventerà economico”.

E c’è un chiaro favorito: la Cina.