Corte Conti: “8 per mille non trasparente, favorisce Chiesa”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 2 Novembre 2015 14:45 | Ultimo aggiornamento: 2 Novembre 2015 14:47
Corte Conti: "8 per mille non trasparente, favorisce Chiesa"

(Foto d’archivio)

ROMA – L’8 per mille è un meccanismo “poco trasparente che favorisce i grandi beneficiari come la Chiesa Cattolica e lo Stato”, discrimina le confessioni escluse e non controlla la gestione dei fondi: a sostenerlo è la Corte dei Conti, che ha appena pubblicato l’ennesimo atto d’accusa sulla scarsa (o nulla) trasparenza del prelievo obbligatorio nella dichiarazione dei redditi di 42 milioni di italiani. Un giro da 1,2 miliardi di euro, l’82% dei quali finiti alla Chiesa Cattolica.

I giudici contabili, spiega Ettore Livini su Repubblica, definiscono il meccanismo dell’8 per mille “una struttura opaca, senza controlli, senza informazione per i cittadini, discriminante dal punto di vista della pluralità religiosa”. Per la Corte dei Conti “in un periodo di generalizzata riduzione delle spese sociali a causa della congiuntura economica, le contribuzioni a favore delle confessioni continuano a incrementarsi, senza che lo Stato abbia provveduto ad attivare le procedure di revisione di un sistema che diviene sempre più gravoso per l’erario”.

Scrive Livini:

“La prima accusa dei giudici è la scarsa trasparenza. Fino a pochi mesi fa il Governo non pubblicava nemmeno le attribuzioni annuali a singole confessioni, né la destinazione data da loro a contributi ricevuti. Ora un timido passo avanti è stato fatto visto che da aprile  2015 – su insistenza dei magistrati contabili – sul sito del ministero è pubblicata almeno la ripartizione dei fondi. Resta il nodo di un rapporto più dettagliato di come sono utilizzati questi soldi e il problema dell’abuso delle campagne pubblicitarie per promuovere la raccolta dell’8 per mille. L’eccesso di spot, ricorda la relazione “rischia di distogliere fondi da finalità proprie”.

C’è poi anche l’assenza di controlli.

“E’ forse il capitolo più inquietante della relazione della Corte dei Conti: allo stato “non esistono verifiche di natura amministrativa sull’utilizzo dei fondi erogati alle confessioni, nonostante i dubbi sollevati dalla Parte governativa della Commissione paritetica Italia-Cei su alcune poste e sulla ancora non soddisfacente quantità di risorse destinate agli interventi caritativi”, è scritto nero su bianco. Le cifre da monitorare sono importanti: la Cei ad esempio ha incassato nel 2014 1.054.310.702,18 euro, di cui 388.251.190 stati utilizzati per il sostentamento del clero, 433.321.320,67 per le esigenze di culto e 245.000.000 per gli interventi caritativi. In teoria i bilanci devono passare dal ministero dell’Interno al Tesoro per finire sotto la lente di apposite sezioni. Ma a una verifica – scrivono i giudici – è emerso che “i dati, cosa sconosciuta a questa direzione, non sono mai arrivati agli uffici che dovevano trattare la materia”. Proprio per questo è partita una sollecitazione al ministero per individuare con certezza le persone cui inviare i rendiconti. L’assenza di controlli, aggiunge la Corte, potrebbe aver portato anche ad alcune irregolarità nella destinazione dei fondi”.

Altro problema del governo è, scrive Livini,

il disinteresse a incentivare i cittadini e destinare allo Stato il loro contributo dell’8 per mille (170 milioni nel 2014) dando l’impressione – scrive la relazione – “che l’istituto sia finalizzato – più che a perseguire lo scopo dichiarato – a fare da apparente contrappeso al sistema di finanziamento diretto delle confessioni”. Il Governo si è impegnato dal 2016 a promuovere questa opportunita. Altro problema sono le decurtazioni alla quota incassata dal Tesoro, spessa dirottata non a fini corretti ma a esigenze di bilancio dello Stato: la cifra è stata azzerata 2011 e 2012 e nel 2013 è stata ridotta ridotta da 170 milio a 400mila euro. La stessa legge di stabilità allo studio riduce di altri 10 milioni l’autorizzazione di spesa sulla quota destinata allo Stato. A volte poi questi pochi soldi vengono utilizzati in maniera opinabile come i 2 milioni andati a inizio millennio ad aiutare il restauro della facciata della Pontifica Università Gregoriana, a favore di una confessione che in realtà incassa già autonomamente il prelievo sul contributo Irpef degli italiani”.