Corte dei Conti: “Rigore e tasse? Ricetta costosa e inefficace”

Pubblicato il 2 ottobre 2012 12:41 | Ultimo aggiornamento: 2 ottobre 2012 14:42
Luigi Giampaolino

Luigi Giampaolino (Lapresse)

ROMA – Rigore e tasse? Ricetta sbagliata, lo dice la Corte dei Conti che parla di una “terapia molto costosa e inefficace”. Il presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, parlando alla Camera evidenzia come l’eccesso di austerity rischi di portare ad un “corto circuito rigore-crescita, favorito dalla composizione delle manovre correttive delineate nel Def: per quasi il 70% affidate, nel 2013, ad aumenti di imposte e tasse”. E tutto questo con una pressione fiscale che va oltre il 45%. Lo dice il presidente della magistratura contabile, Luigi Giampaolino alla Camera.

Il pareggio di bilancio nel 2013 conseguito attraverso le misure previste dal governo, in particolare l’aumento della tassazione e il conseguente ”drenaggio” di risorse, rischia di poggiare su ”un equilibrio precario”. E’ la preoccupazione espressa dalla Corte dei Conti che ricorda come la spesa delle famiglie si sia “contratta del 4% a metà del 2012. Un dato che – secondo il presidente Giampaolino – è presumibilmente destinata a peggiorare nella seconda parte dell’anno e nei primi mesi del 2013”.

Per Giampaolino, “la somministrazione di dosi crescenti di austerità e rigore al singolo paese, in assenza di una rete protettiva di coordinamento e solidarietà, e soprattutto se incentrata sull’aumento del prelievo fiscale, si rivela alla prova dei fatti una terapia molto costosa e in parte inefficace. E che neppure – ha aggiunto – offre certezze circa il definitivo allentamento delle tensioni finanziarie”.

Secondo i giudici contabili è proprio l’economia reale a non riuscire più a sostenere il peso delle manovre correttive approvate per risanare i conti pubblici. “Si è di fronte – ha sottolineato Giampaolini – a evoluzioni contraddittorie: si realizzano risultati importanti nel controllo della finanza pubblica, ma i mercati li riconoscono solo in parte; si continuano a inasprire le manovre correttive, ma l’economia reale non riesce più a sopportarne il peso”.

“Gli interventi per la crescita – ha spiegato Giampaolino – sono solo in parte riforme senza spesa. E sicuramente richiedono che si apra una prospettiva di riduzione della pressione fiscale. Ma ciò non può avvenire attraverso un allentamento, che non è consentito, del percorso di riequilibrio dei conti pubblici avviato”. ”Vi è semmai la necessità – ha proseguito – di muovere con ancora maggior determinazione in direzione di una attenta selezione della spesa, accelerando sul fronte della semplificazione del quadro amministrativo (unione di comuni, province, regioni) incidendo sulle strutture di rappresentanza ma anche sulle sovrapposizioni di competenze ancora esistenti; portando a termine un processo volto ad individuare le aree di spesa che è opportuno dismettere superando logiche meramente difensive; garantendo il coordinamento delle strutture destinate alla tutela dei diritti fondamentali, per destinare le risorse oggi dispersi in incomprensibili duplicazioni ad un miglioramento della qualità del servizio”.

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