Corte dei conti: “Tasse al 45%? Sono troppe per i cittadini fedeli”

Pubblicato il 13 Marzo 2012 13:55 | Ultimo aggiornamento: 13 Marzo 2012 14:16

ROMA – Il peso delle tasse punta a superare il 45% ”un livello che ha pochi confronti nel mondo”. Lo afferma il presidente della Corte dei Conti Luigi Giampaolino secondo il ”il nostro sistema e’ disegnato in modo da far gravare un carico sui contribuenti fedeli eccessivo”. ”Una volta attenuatesi le condizioni di emergenza per poter aprire lo spazio ad una riduzione della pressione fiscale che aiuti il rilancio dell’economia ma non comprometta l’equilibrio di bilancio e’ necessario lavorare con tenacia e determinazione alla riduzione della spesa. Salvaguardando per quanto possibile quella sua parte che ha effetti benefici sulla propensione alla crescita”. Lo afferma il presidente della Corte dei Conti Luigi Giampaolino in audizione a Montecitorio.

“La Banca d’Italia – ricorda il presidente della Corte dei Conti – prevede che il calo dello spread a quota 200 determinera’ un aumento di un punto della crescita del Pil stimato dalla Banca d’Italia”. Questo ”da solo sarebbe sufficiente a determinare entrate fiscali aggiuntive di importo pari a quelle attese dal previsto innalzamento di due punti dell’aliquota Iva ordinaria”. Cioe’ risorse equivalenti a ”quelle necessarie per aumentare di circa un quarto la spesa per investimenti fissi delle Pa”.

Le manovre di aggiustamento 2011 ”sulla spinte dell’emergenza” – spiega il presidente dei magistrati contabili – hanno operato ”soprattutto sul lato dell’aumento della pressione fiscale piuttosto che, come sarebbe stato desiderabile, dal lato della riduzione della spesa”.”Anche in condizioni di pareggio di bilancio e per quanto il risanamento faccia flettere lo spread ancora a lungo avremo a che fare con elevati oneri per interessi del debito”, ha sottolineato Giampaolino segnalando la necessita’ ”di non rinunciare a ridurre lo stock attraverso la cessione di quelle parti del patrimonio non funzionali allo svolgimento dei compiti essenziali e non oggetto di tutele artistiche o simili”.

Se la crescita del Pil sara’ dell’1% e il bilancio tornera’ in pareggio, in vent’anni il debito pubblico scendera’ al 65% del prodotto, raggiungendo gli obiettivi Ue, ha spiegato Giampaolino nell’audizione a Montecitorio. ”Si puo’ calcolare che con un tasso di crescita medio reale della nostra economia dell’1% all’anno, nei prossimi vent’anni il pareggio di bilancio comporterebbe di per se’ il rispetto di quel vincolo e condurrebbe alla fine del periodo a un rapporto fra il debito e il prodotto del 65% circa”.

Giampaolini ha sottolineato: ”C’è un’elevata pressione fiscale” in Italia rispetto all’Europa e ”una distribuzione del prelievo che penalizza i fattori produttivi rispetto alla tassazione dei consumi e dei patrimoni, una dimensione dell’evasione fiscale che colloca il nostro paese ai vertici delle graduatorie europee”.