Corte dei Conti : “Le tasse comunali aumentate del 22% in 3 anni”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 1 agosto 2015 11:58 | Ultimo aggiornamento: 1 agosto 2015 15:34
(foto Ansa)

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ROMA – Tra il 2010 e il 2014, i Comuni hanno subito tagli per circa “8 miliardi”, compensati da “aumenti molto accentuati” delle tasse locali. Lo mette nero su bianco la Corte dei Conti nella relazione sulla finanza locale sottolineando che oggi il peso del fisco è “ai limiti della compatibilità con le capacità fiscali locali”.

E per compensare i tagli, nell’ultimo triennio, c’è stato un “incremento progressivo della pressione fiscale” comunale, passata dai 505,5 euro 2011 ai 618,4 euro pro capite 2014. Con un aumento del 22% per ogni cittadino. “I livelli massimi di riscossione tributaria” si registrano nei Comuni con più di 250mila abitanti, dove arriva a 881,94 euro a testa.

La dinamica delle entrate locali, scrivono i magistrati contabili, è dovuta principalmente a “due fenomeni: il deterioramento del quadro economico, con effetti penalizzanti soprattutto sul gettito risultante dalle più ridotte basi imponibili” e dalle “numerose manovre di risanamento della finanza pubblica, i cui effetti prodotti dal disorganico e talvolta convulso succedersi di interventi sulle fonti di finanziamento degli enti locali hanno determinato forti incertezze nella gestione dei bilanci e nella formulazione delle politiche tributarie territoriali”. A pagare di più, in generale, sono i cittadini che abitano nei Comuni più grandi, da un lato, e in quelli piccoli o piccolissimi, sotto i duemila abitanti.

I comuni con popolazione superiore ai 250.000 abitanti complessivamente sono dodici (e da soli rappresentano il 23% della spesa complessiva dei comuni italiani). Nei Comuni tra 60mila e 249mila abitanti la riscossione procapite si attesta a 649,69 euro. Seguono i Comuni della fascia più bassa (da 1 a 1999 abitanti) con 628 euro per abitante, dato “indicativo di come il livello penalizzante della pressione fiscale nei piccoli centri sconti le differenze di base imponibile (e quindi la minore capacità fiscale) che, a fronte delle più che incisive misure correttive sui livelli di disponibilità finanziarie indispensabili a garantire servizi essenziali, hanno determinato una ‘rincorsa’ all’esercizio del massimo sforzo fiscale”.

La quota più bassa di riscossione fiscale si registra nei Comuni tra 5 e 10mila abitanti (511,76 euro procapite) e comunque tutte le fasce intermedie si collocano sotto i 600 euro a testa. Guardando alle entrate per ‘macro aree’, la Corte dei Conti osserva che “gli anni 2012 e 2014 segnano, in generale, livelli molto elevati di incassi da tributi, con punte particolarmente accentuate nelle Isole, dove il livello raggiunto nel 2014 risulta quasi doppio rispetto al 2011, con un incremento del 93,62%”. Le Isole e il Sud sono anche le aree dove maggiore è stata la riduzione dei trasferimenti (rispettivamente -49,5% e -34,6% tra 2011 e 2014).