Corte Ue: “Da part-time a tempo pieno senza consenso si può”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 ottobre 2014 15:17 | Ultimo aggiornamento: 15 ottobre 2014 15:17
Corte Ue: "Da part-time a tempo pieno senza consenso si può"

Corte Ue: “Da part-time a tempo pieno senza consenso si può”

BRUXELLES – Un datore di lavoro può trasformare un part-time in un tempo pieno senza consultare il lavoratore e quindi anche contro il suo parere. Lo ha deciso la Corte di Giustizia Ue che ha respinto il ricorso presentato da una funzionaria del Tribunale di Trento contro la fine del suo contratto a tempo parziale, trasformato, senza consultarla, in un tempo pieno.

Per i giudici di Lussemburgo, l’accordo quadro sul lavoro a tempo parziale

“ammette una normativa che consente al datore di lavoro di disporre, per ragioni obiettive, la trasformazione del contratto di lavoro da contratto a tempo parziale in contratto a tempo pieno senza il consenso del lavoratore interessato”.

La Corte precisa che

“in virtù della legge 183/2010 del 4 novembre 2010, tutte le amministrazioni pubbliche possono (entro centottanta giorni dall’entrata in vigore della stessa), nel rispetto dei principi di correttezza e buona fede, sottoporre a nuova valutazione i provvedimenti di concessione della trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale già adottati”.

La sentenza riguarda il caso della  in galera” funzionario del Ministero della Giustizia in servizio presso il Tribunale di Trento dal 28 agosto 2000. Il Ministero della Giustizia, con decisione dell’8 febbraio 2011, ha unilateralmente posto fine al regime di tempo parziale imponendole il tempo pieno a decorrere dal 1° aprile 2011. Nella controversia che ne è derivata, il Tribunale di Trento chiede alla Corte di giustizia se la trasformazione del rapporto di lavoro da tempo parziale a tempo pieno in forza della legge n. 183/2010, senza il consenso della signora Mascellani, sia contraria alle disposizioni dell’accordo quadro sul lavoro a tempo parziale.

Nella sua sentenza la Corte ricorda anzitutto che

“la direttiva 97/81 e l’accordo quadro sono diretti a promuovere il lavoro a tempo parziale – su basi accettabili sia per i datori di lavoro sia per i lavoratori – e a eliminare le discriminazioni tra i lavoratori a tempo parziale e quelli a tempo pieno”.

L’accordo quadro

“rimette agli Stati membri e alle parti sociali la definizione delle modalità di applicazione dei principi generali, prescrizioni minime e disposizioni, al fine di tener conto della situazione in ogni Stato membro”.

Ma al tempo stesso

“esclude che l’opposizione di un lavoratore a una trasformazione del proprio contratto di lavoro da tempo parziale a tempo pieno possa costituire l’unico motivo del suo licenziamento, in assenza di altre ragioni obiettive”.