T-shirt di cotone? Meglio fare le scorte, tra poco i prezzi saranno alle stelle

Pubblicato il 11 Novembre 2010 9:18 | Ultimo aggiornamento: 11 Novembre 2010 10:22

I prezzi del cotone sono triplicati nell’arco dell’ultimo anno. Raccolti deludenti e aumento esponenziale della domanda: ecco cosa ha provocato l’impennata dei prezzi di questo materiale presente in Borsa dal 1870. La storia la ricostruisce Corinna De Cesare per il Corriere della Sera.

“Cosa sta succedendo? Mentre sta aumentando la richiesta del tessuto naturale, i raccolti continuano ad essere deludenti. Negli Usa, una serie di grandinate nel Texas ha ridotto la produzione. Stessa cosa in Pakistan e India, dove addirittura si è deciso di limitare l’export. E la speculazione comincia a galoppare. Tant’è che secondo l’Usda, il dipartimento per l’agricoltura americano «le industrie tessili stanno cercando di sostituire il cotone con il poliestere di cotone». La situazione viene giudicata così allarmante che proprio l’Usda ha pubblicato sull’argomento uno speciale allegato al suo «World Agricultural Supply and Demand Estimates». La previsione per la stagione in corso è che la Cina possa importare ben due milioni di balle di cotone in più rispetto alle stime iniziali. E alcuni analisti attribuiscono parte dei rincari proprio alla forte domanda della Cina, dove la libbra di cotone è arrivata ad essere scambiata anche a più di due dollari”.

“Il governo cinese ha già ripetutamente annunciato l’intenzione di contrastare gli speculatori, ma la corsa non si è fermata. E le vendite di scorte non hanno sortito alcun effetto, se non quello di abbassare il livello delle riserve di stato. A New York nel frattempo, i future sul cotone sono saliti fino a 1,5195 dollari alla libbra, per poi ripiegare a 1,4639 dollari. Un’inversione, secondo le previsioni di Goldman Sachs, potrebbe iniziare a partire dal prossimo anno, quando i futures sul cotone dovrebbero cominciare una graduale discesa. Ma nel frattempo le ripercussioni sulle aziende tessili cominciano a farsi sentire”.

“Come conferma il Gruppo Albini che dal 1876 utilizza il cotone come la sua principale materia prima. «Siamo alla quinta generazione e una situazione così violenta non si era mai vista – precisa Silvio Albini, amministratore delegato del gruppo bergamasco tra i più grandi produttori europei di camicie – da una parte le inondazioni in Texas, Cina e India hanno provocato una scarsa offerta di materia prima, e dall’altra assistiamo a una crescita della domanda da parte di alcuni paesi emergenti che sta facendo sballare tutto». Le conseguenze per i produttori sono drammatiche. «Siamo passati da una crisi di domanda – precisa Albini – a una crisi di materie prime che peserà sui nostri bilanci»”.

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