Banche rischiano perdite per 23mld con i crediti bancari dubbi

Pubblicato il 7 ottobre 2012 15:01 | Ultimo aggiornamento: 7 ottobre 2012 21:46

ROMA – Tra svalutazioni mancate e crediti dubbi le banche italiane rischiano di perdere 23 miliardi di euro. Ma le perdite potrebbero arrivare anche a 32 miliardi di euro se il mercato immobiliare dovesse precipitare. Questa la condizione degli istituti italiani, spiega il Sole 24 Ore, con il Monte dei Paschi di Siena che dal 2007 ad oggi hanno quadruplicato i crediti dubbi passando da 6,4 a 26,3 miliardi. Un aumento registrato anche da altre nove banche, che in media è salito del 164% per un ammontare di 190 miliardi di euro. Ma i tassi di copertura sono scesi da 50,7 al 39,3%.

Il sospetti del Sole 24 Ore nascono con la richiesta di Monte dei Paschi all’agenzia di rating Fitch per non essere più essere valutata:

Il fatto che un gruppo come Mps non voglia più fornire dati all’agenzia di rating, a prescindere dalle motivazioni strategiche, potrebbe dunque aumentare la nebbia su questo settore. E potrebbe rafforzare la sensazione che, dietro questa montagna di spazzatura bancaria, si possa celare qualche problema”.

Il quotidiano parla poi di “bombe inesplose”:

“Nel 2007 – calcola R&S Mediobanca – le prime nove banche accantonavano il 50,7% del valore lordo dei crediti andati a male: erano insomma molto prudenti. A giugno 2012, invece, il tasso di copertura risulta sceso al 39,3%: la prudenza è dunque calata. E questa è solo una media: al suo interno si trovano banche come Ubi e Banco Popolare che accantonano solo il 25%. Mps invece è rimasta stabile intorno al 39%. Da qui nasce la stima di Alix Partners: se le banche italiane portassero quei crediti al valore di mercato (fair value), e accantonassero in bilancio quanto necessario, registrerebbero una perdita di 23 miliardi di euro. Altro che fine del tunnel”.

 

Ma il problema per le banche, oltre ai crediti deteriorai, è anche un altro:

“La scarsa trasparenza. Molti istituti – rivelano diversi addetti ai lavori – hanno documentazione ancora cartacea e imprecisa: «Sto lavorando con un istituto – racconta un consulente – che spesso non conosce neppure gli indirizzi delle case su cui ha messo ipoteca». La confusione regna sovrana. E questo, soprattutto nelle banche medio-piccole, rende difficile il recupero dei crediti deteriorati. Dunque aggrava il problema.

Come se non bastasse, c’è poi il nodo immobiliare su cui le banche sono esposte per 662 miliardi (stima di Alix Partners, che ha appena prodotto uno studio sul tema). Vari indicatori testimonierebbero che in Italia il mattone non sia sopravvalutato. I valori reali delle case (depurati cioè dall’inflazione) sono simili a quelli degli anni 80 e 90. Il rapporto tra prezzo delle case e reddito disponibile delle famiglie è di circa il 97%: come nel 2001 e nel 1995″.

Il mercato immobiliare, scrive il Sole, non sembra comunque essere a rischio di bolle speculative in Italia, ma con il reddito degli italiani che cala il rischio è che il prezzo del mattone potrebbe scendere causando altri 9 miliardi di perdite.

Un mercato che non c’è, scrive il quotidiano, che cerca invano una ricetta che possa risollevare la situazione:

“Ma l’Italia è stata quasi esclusa da questo grande smobilizzo. Per il solito motivo: se le banche non svalutano in bilancio i crediti dubbi, nessun investitore li potrà mai comprare. Perché sono sopravvalutati. Ecco perché tanti addetti ai lavori, tra cui Paolo Strocchi di Fbs, sostengono che serva qualche riforma regolamentare: che dia per esempio la possibilità di spalmare le perdite su vari esercizi. O di creare una “bad bank”. O qualcos’altro. Purché si disinneschi la mina prima che scoppi”.