4 decreti, lo Stato paga. 30 mld alle aziende tra banca e compensazioni fiscali

Pubblicato il 22 Maggio 2012 12:31 | Ultimo aggiornamento: 22 Maggio 2012 13:48

ROMA – Monti ha annunciato 4 decreti. Lo Stato pagherà alle aziende una parte dei suoi debiti: una tranche da 30 miliardi dello stock di 70 complessivi che le aziende vantano in crediti. Un accordo sostanziale è stato raggiunto al tavolo delle trattative che vedeva da una parte il ministro Passera, dall’altra le imprese e gli istituti di credito, chiamati a rendere almeno “bancabili” quei crediti finora inesigibili. Lo scoglio più grande, che il Governo ha deciso di superare, riguardava i meccanismi di compensazione: multe, pagamenti passati in giudicato, debiti tributari e previdenziali, tutti, purché già iscritti a ruolo entro il 30 aprile 2012, potranno costituire un “riscatto” utile a compensare ((cioè non pagare per un importo pari a quello dei crediti vantati nei confronti dello Stato) i debiti della Pubblica Amministrazione, anche per le aziende più piccole. Anche l’Imu fa parte del pacchetto. Serviranno nuove certificazioni dei crediti (digitali, organizzate da Consip), altre istruttorie delle banche, prima che, passati almeno tre mesi, le imprese inizino a vedere qualche soldo.

Ma è un accordo importante, mancano ancora dei passaggi, perché lo sblocco di quasi la metà dei crediti vantati dalle aziende offrirà una boccata d’ossigeno alle imprese strangolate dalla crisi e dal crediti crunch. In pratica hanno finito la benzina per poter sopravvivere se non competere sui mercati. Importante l’intesa, anche perché offre certezza sull’esigibilità dei crediti: per evitare che le amministrazioni locali si rifiutino comunque di pagare, ci sarà un limite di 90 giorni, oltre il quale scatteranno dei poteri sostitutivi. Fatto salva la clausola che limita le compensazioni ai debiti già iscritti a ruolo, sarà il Tesoro a farsi carico dei crediti vantati verso tutte le amministrazioni. Le novità introdotte aspettano di essere disciplinate in 4 decreti del Governo, tre del Ministero dell’Economia, uno dal Ministero dello Sviluppo.

Le aziende avranno la possibilità di scegliere se compensare o rivolgersi alle banche per riscuotere un anticipo sul credito, con lo Stato quale garante. Nel caso del meccanismo detto “pro-solvendo”, l’onere della garanzia, in caso di inadempimento da parte del debitore cioè lo Stato, ricadrebbe sull’imprenditore e non sulla banca. Nel caso “pro-soluto“, se la vedrebbero la banca e lo Stato. La novità introdotta, in teoria la più appetibile per le imprese e quella che promette di avere le maggiori adesioni, riguarda lo “sconto-fattura”: “sull’ammontare dell’anticipo si parla di un 70% sino a un massimo di 2,5 milioni a impresa , ma c’è la possibilità di attivare una controgaranzia dell’80% in caso di garanzia diretta da parte di Confidi” (Francesco Semprini su La Stampa).