Virus crediti a rischio per le banche: 195,2 miliardi

Pubblicato il 1 settembre 2012 10:37 | Ultimo aggiornamento: 1 settembre 2012 10:37

soldiMILANO – Per le banche i crediti a rischio sono a quota 195,2 miliardi, solo la Spagna ha costi superiori a noi in Europa. Maximilian Cellino sul Sole 24 ore scrive che “i crediti a rischio sono come un virus per le banche: potenzialmente molto pericolosi, ma debellabili se affrontati con un farmaco giusto e assunto in dosi adeguate. Il problema, per gli istituti di credito italiani, è che mentre questo virus si sta espandendo in misura notevole, le medicine iniziano a scarseggiare”.

Ecco cosa ci racconta i dati più recenti:

-l’ammontare lordo dei crediti deteriorati delle prime dieci banche italiane è aumentato del 9,9% in soli 6 mesi, dai 177,6 miliardi del 2011 ai 195,2 miliardi di giugno 2012.

Il Sole 24 spiega:

La crescita è rilevante, anche se bisogna considerare che dal primo gennaio 2012 le regole di Basilea impongono di classificare come crediti deteriorati (sotto la «esposizioni scaduti») tutti gli sconfinamenti continuativi superiori a 90 giorni, mentre in precedenza il limite era di 180 giorni.

-le posizioni a rischio per le principali banche italiane riguarda le sofferenze (107,3 miliardi, il 55%) e sono pari al 12,9% dell’ammontare complessivo dei crediti

Il Sole 24 spiega ancora:

A peggiorare la situazione, in questa particolare fase, è il vertiginoso aumento del costo della raccolta (un effetto legato anche alla crisi del debito pubblico) che ha contribuito a spingere gli istituti di credito a limitare la concessione di finanziamenti. Con il crollo delle erogazioni di nuovi crediti (tendenzialmente sani) cresce infatti anche la percentuale di «mele marce» sul totale, cioè il rapporto fra partite deteriorate e impieghi complessivi. C’è poi un ulteriore aspetto che distingue la crisi attuale dalle precedenti, a suo modo una conseguenza indiretta del crack-Lehman: «Fino a 4 anni fa – sottolinea Benedetto – le banche potevano cedere a società terze i crediti deteriorati e in questo modo liberare risorse utili da reimpiegare. Oggi non esiste praticamente più un mercato commerciale per simili prodotti, le sofferenze vanno gestite in autonomia e continuano a pesare sui bilanci». La coperta si accorcia L’altro elemento di rilievo in questi primi 6 mesi dell’anno è il calo delle coperture messe a bilancio dalle banche a fronte delle partite deteriorate.

La «medicina» di cui si parlava in precedenza è scesa mediamente per i primi 10 istituti italiani dal 40,7% al 39% del totale dei crediti lordi. Occorre però notare che lo spaccato banca per banca offre scenari differenti: UniCredit e Intesa Sanpaolo, per esempio, hanno coperto rispettivamente il 43,8% e il 42,7% delle posizioni deteriorate, Mps il 39,2%, mentre le altre hanno valori più bassi, che scendono in alcuni casi anche sotto il 25 per cento.

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