Crisi, dal 2008 ad oggi sparite in Italia 134mila imprese

di Redazione Blitz
Pubblicato il 16 febbraio 2014 18:35 | Ultimo aggiornamento: 16 febbraio 2014 18:36
Crisi, dal 2008 ad oggi sparite in Italia 134mila imprese

Crisi, dal 2008 ad oggi sparite in Italia 134mila imprese

ROMA  –  In sei anni la crisi in Italia si è portata via 134mila imprese. Colpa degli aumenti del costo dell’energia e del prelievo fiscale, e della stretta del credito da parte delle banche.

I più colpiti sono stati artigiani e commercianti, rileva la Cgia di Mestre, che ha ricavato questo dato calcolando il saldo, nel periodo 2008-2013, tra aziende nuove nate e quelle che hanno cessato l’attività.

Tra i piccoli commercianti la ‘moria’ di questi cinque anni di crisi sfiora le 64mila unità. Tra gli artigiani il conto è ancora peggiore: le serrante tirate giù superano quota 70 mila. Sommando i risultati dell’una e dell’altra categoria all’appello mancano quasi 134mila piccole imprese.

 

Osserva il presidente della Cgia, Giuseppe Bortolussi:

“A differenza dei lavoratori dipendenti, quando un autonomo cessa l’attività non dispone di alcuna misura di sostegno al reddito. Ad esclusione dei collaboratori a progetto che possono contare su un indennizzo una tantum, gli artigiani e i commercianti non usufruiscono dell‘indennità di disoccupazione e di alcuna forma di cassaintegrazione o di mobilità lunga o corta. Spesso si ritrovano solo con molti debiti da pagare e un futuro tutto da inventare”.

La Cgia spiega anche le molte ragioni che hanno portato i piccoli imprenditori ad abbandonare la propria attività. Sicuramente importante è il costo dell’energia, aumentato in sei anni del 21,3%. A questo si aggiunge il prezzo del gasolio, lievitato del 23,3%, mentre la Pubblica amministrazione ha allungato i tempi di pagamento di 35 giorni.

Altre concause, secondo la Cgia, derivano dalla situazione del credito: in questi sei anni gli impieghi bancari alle imprese con meno di 20 addetti sono diminuiti del 10%. In termini assoluti ciò corrisponde ad una contrazione dei prestiti erogati alle micro imprese pari a 17 miliardi di euro.

Infine, le tasse e la burocrazia. Tra il 2008 e il 2013 la pressione fiscale in Italia è aumentata di 1,7 punti percentuali, toccando l’anno scorso il record del 44,3%. Anche il peso degli adempimenti burocratici ha assunto un livello non più sopportabile.

Secondo i dati della Presidenza del Consiglio dei Ministri, la burocrazia costa al mondo delle imprese italiane 31 miliardi di euro all’anno. Ciò implica che su ogni impresa grava mediamente un costo annuo pari a 7mila euro. A differenza di quelle più grandi, le piccolissime imprese non possiedono una struttura amministrativa al proprio interno. Pertanto, sono costrette a rivolgersi a dei professionisti esterni, subendo dei costi annui ben superiori al dato medio nazionale sopra citato.