Crisi, l’allarme dell’Ue: l’Eurozona è a rischio sopravvivenza, pronti a salvare l’Euro. Ma l’Irlanda non vuole aiuti

Pubblicato il 16 Novembre 2010 23:42 | Ultimo aggiornamento: 16 Novembre 2010 23:49

L’attacco ai debiti sovrani e il rischio crac di Irlanda e Portogallo sta mettendo come non mai a dura prova la tenuta dell’intera zona euro. Tanto che il presidente della Ue, Herman Van Rompuy, stavolta non usa giri di parole per descrivere la drammaticita’ del momento: ”Dobbiamo lavorare tutti insieme per permettere all’Eurozona di sopravvivere. Perche’ se l’Eurozona non sopravvivera’ anche l’Unione non sopravvivera”’.

”Siamo pronti ad intervenire per salvaguardare la stabilita’ della zona euro se cio’ si rendera’ necessario. E abbiamo le risorse par farlo”, ha assicurato il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, al termine dell’incontro dei ministri di Eurolandia, riuniti a Bruxelles nel difficilissimo compito di fermare la gravissima crisi irlandese. Con Dublino che ha un deficit-mostro che viaggia verso il 32% del Pil soprattutto per effetto dei salvataggi bancari. E con gli spread tra i titoli pubblici irlandesi e il Bund tedesco che hanno raggiunto livelli senza precedenti. A rafforzare il messaggio rassicurante verso i mercati e’ intervenuto pero’ anche il responsabile dello European financial stabilty facility (Efsf), il cosidetto Fondo salva-Stati creato nel maggio scorso: ”Siamo pronti a muoverci velocemente sui mercati – ha detto Klaus Regling – e a movimentrare cifre ingenti in massimo cinque-otto giornate lavorative”.

Al momento, comunque, il governo irlandese rifiuta di chiedere aiuti, ma lavora con Bruxelles, Bce ed Fmi a un ”programma potenziale” per sostenere le banche irlandesi in difficolta’, a partire da Anglo Irish Bank. ”Abbiamo intensificato questo lavoro nel fine settimana e lo intensificheremo ulteriormente nei prossimi giorni a Dublino”, ha spiegato il commissario Ue agli affari economici e monetari, Olli Rehn. La missione nella capitale irlandese arrivera’ nella seconda meta’ della settimana. Ma le preoccupazioni non riguardano solo l’Irlanda, bensi’ l’intera zona euro. Bisogna infatti evitare che la febbre irlandese contagi altri Paesi. A partire dal Portogallo, la cui situazione sembra aggravarsi di giorno in giorno, per arrivare alla Spagna e agli altri Paesi con un elevato debito pubblico. Senza contare che la situazione della Grecia appare ancora molto fragile, con una recessione che persiste e con i conti pubblici ancora fuori controllo. Rehn non ha nascosto la serieta’ del momento, pur invitando a non cedere agli allarmismi: ”La posta in gioco e’ molto alta – ha detto – ma dobbiamo restare calmi ed agire tutti insieme”.

L’Eurogruppo e’ dunque pronto ad accogliere l’eventuale richiesta di aiuto da parte di Dublino (e se necessario anche di Lisbona), attivando per la prima volta il meccanismo salva-Stati da 750 miliardi di euro targato Ue-Fmi. Nella convinzione che una tale mossa sarebbe in grado di calmare e stabilizzare i mercati, come sostenuto dal numero due della Bce, Vitor Constancio. Ma al momento la cosa non sembra imminente. Il premier irlandese, Brian Cowen, ha insistito: ”Non solleciteremo alcun aiuto finanziario perche’ siamo totalmente coperti fino alla meta’ dell’anno prossimo”.

Insomma, per le autorita’ irlandesi non bisogna cedere agli attacchi di panico, anche perche’ Dublino sta decidendo tagli senza precedenti per riportare i conti sotto controllo. Una posizione che il ministro delle finanze, Brian Lenihan, ha ribadito ai colleghi della zona euro, spiegando come quello che l’Irlanda vuole e’ solo un sostegno per rafforzare la stabilita’ del proprio sistema bancario. Nel caso in cui invece l’Irlanda e altri Stati si decidessero a chiedere un aiuto a tutto campo, la rete anticrisi messo a punto nel maggio scorso e’pronta a scattare. E’ in grado di mobilitare fino a 750 miliardi di euro. Ad essere attivato inizialmente potrebbe essere il fondo Ue da 60 miliardi di euro, su proposta della Commissione europea. In un secondo momento potrebbe poi intervenire lo European financial stability facility (Efsf), con la sua dote di 440 miliardi di euro. Possibile anche un intervento dell’Fmi, previsto fino a 250 miliardi di euro.