Contratti temporanei e addio (o quasi) al lavoro fisso: sud e donne penalizzate

Pubblicato il 17 Marzo 2011 9:47 | Ultimo aggiornamento: 17 Marzo 2011 9:47

ROMA – Contratti a tempo e addio (o quasi) al tempo indeterminato: la crisi ha cambiato il mondo del lavoro e il 76% delle assunzioni solo nel biennio 2009-2010 è stato fatto utilizzando proprio il rapporto di lavoro a tempo.

Se il tasso di disoccupazione giovanile è passato in meno di dieci anni dal 23% a quasi il 30% le prospettive non sono quelle di un lavoro sicuro.

A spulciare i dati del “Rapporto Uil sulle comunicazioni obbligatorie” si può notare che il mese di gennaio del 2009 e quello di giugno del 2010 sono stati attivati oltre 14,3 milioni di nuovi rapporti di lavoro. Circa 3,4 milioni con “buone” tipologie contrattuali (contratti a tempo indeterminato e contratti di apprendistato) e circa 11 milioni con contratti “deboli” (a tempo determinato, collaborazioni, contratti di inserimento e altri).

E ancora il 76,1% con contratti deboli (66,3 per cento a tempo, 8,6 con collaborazioni, l’1,2 con le altre tipologie), il 20,8 per cento con contratti standard a tempo indeterminato e il 3,1% attraverso l’apprendistato. Il Nord più del centro è quello che usa forme contrattuali considerate buone e sono le donne che hanno più contratti a termine rispetto agli uomini 78,4% contro il 73,4% degli uomini.