Crisi economica: per la Cisl persi 350 mila posti di lavoro. A rischio altri 200 mila

Pubblicato il 18 maggio 2010 11:45 | Ultimo aggiornamento: 18 maggio 2010 12:16

Bandiere della Cisl

In quest’ultimo biennio, la crisi economica ha mandato in fumo’ 350 mila posti di lavoro nell’industria. Ma potrebbe non essere finita qui, perché a forte rischio ce ne sarebbero altri 150-200 mila. Sono queste le cifre che emergono dal settimo ‘Rapporto Industria’ della Cisl.

Il documento fotografa la situazione dall’aprile del 2008 al febbraio del 2010. In questo periodo, l’occupazione industriale manifatturiera cala del 7%, per un totale di 350 mila posti di lavoro persi, di cui 270 mila solo nel 2009. Ma le aziende in difficoltà sono ancora molte e tanti altri posti potrebbero saltare. Infatti«considerando a zero ore i lavoratori attualmente in cassa integrazione – si legge nello studio – e tenendo anche conto delle ore effettivamente utilizzate dalle imprese rispetto a quelle richieste, l’indicazione standard di occupati a rischio è pari a 308.715». Ma, fa notare il sindacato, se si mettono in conto tutti i lavoratori effettivamente coinvolti, allora la cifra quasi raddoppia. Secondo una stima approssimativa, si tratta di circa 600 mila persone, «visto che – precisa lo studio – sono diffuse le pratiche di rotazione e di casse che riguardano solo una parte dei lavoratori».

Se si bada alle situazioni più difficili di imprese in sofferenza (per cassa integrazione straordinaria, rischio chiusura, cessazione d’attività, liquidazione e fallimento, commissariamento), tralasciando quindi le aziende dove è a regime la cassa integrazione ordinaria, secondo l’indagine, ancora parziale e in corso d’opera condotta dal dipartimento industria della Cisl, sono a “forte rischio” 150-200 mila posti. D’altra parte i numeri sull’andamento del settore non sono confortanti: da aprile 2008 a febbraio 2010 il comparto ha perso il 20,8% nella produzione, il 22% nel fatturato e il 24,5% negli ordinativi.

«Nell’arco di 23 mesi, dall’inizio della crisi ad oggi, il sistema manifatturiero italiano è sceso fino al fondo della crisi (a marzo 2009), per cominciare poi, dalla scorsa estate, a risalire con oscillante lentezza» Così dice il segretario confederale della Cisl, Luigi Sbarra. Riguardo al futuro, «il ritmo lento ed incerto della ripresa  – continua l’esponente sindacale – fa ritenere impensabile un rapido riassorbimento. È in atto un’emergenza occupazionale, che va messa a fuoco, affrontata e gestita con gli strumenti più adatti».

Tra le proposte che la Cisl mette sul tavolo nel suo ultimo rapporto sull’industria c’é la necessita di pensare «un nuovo “Progetto Italia”, che implica una volontà condivisa dalle parti sociali, dal governo nazionale e dai governi territoriali, dai centri di ricerca e innovazione, comprese le università». Occorre, dice il segretario, «un nuovo patto sociale», e la Cisl «è pronta a fare la sua parte, assumendo le proprie responsabilità, come dimostrato rispetto al Piano Fiat». Sempre secondo il sindacato è importante «rilanciare “Industria 2015”, che ha camminato con molta lentezza e rimane largamente incompiuto».

Tra gli altri punti su cui la Cisl insiste c’è anche la necessità di «sostenere le politiche industriali con un flusso di risorse pubbliche prevedibile e continuativo» e la realizzazione di «nuove politiche del lavoro», in modo da «ottimizzare un incontro dinamico e flessibile tra la domanda e l’offerta di lavoro», coinvolgendo i Fondi Interprofessionali.