Crisi economica all’orizzonte per Europa e Italia? Le previsioni dell’Fmi

di redazione Blitz
Pubblicato il 13 Novembre 2018 6:10 | Ultimo aggiornamento: 12 Novembre 2018 21:20
Crisi economica all'orizzonte per Europa e Italia? Le previsioni dell'Fmi

Crisi economica all’orizzonte per Europa e Italia? Le previsioni dell’Fmi (Nella foto Ansa, la direttrice generale Christine Lagarde)

ROMA – Crisi economica all’orizzonte in Europa e in Italia? Non ancora ma quasi, con un drastico calo della crescita previsto non solo per la povera Italia a 5 stelle ma per la maggior parte dei Paesi europei. A livello europeo, secondo il Fondo monetario internazionale si prevede un rallentamento della crescita: dal 2,8% del 2017 al 2,3% nel 2018 e all’1,9% nel 2019.

Per l’Italia, Bruxelles si aspetta che il Pil scenderà dall’1,6% del 2017 all’1,1% nel 2018. Guardando al prossimo futuro, Bruxelles prevede che il tasso di crescita nel 2019 e 2020 sarà rispettivamente dell’1,2% e dell’1,3%.

Le prospettive di crescita dell’Europa, sostiene l’Fmi, sono a rischio e dovute a un contesto internazionale turbolento con tensioni commerciali e condizioni finanziarie più rigorose. A parte le pressioni causate dal conflitto commerciale e dalle tensioni tra Cina e Stati Uniti, con la vicina e potente Russia, l’Europa è segnata da sconvolgimenti politici. I partiti populisti di destra hanno avuto un forte avanzamento, c’è un futuro incerto dovuto a Brexit, il prossimo addio alla politica, nel 2021 se non prima, della cancelliera Angela Merkel e in Italia c’è la totale ribellione riguardo il piano di spesa comunitario per il 2019. E per il 31 dicembre 2018 la Bce ha confermato la fine del quantitative easing.

Ridimensionando le previsioni di crescita per l’Europa per il 2018 e il 2019, il Fondo monetario internazionale ha affermato che “l’ambiente internazionale è diventato meno favorevole e si prevede che si attenuerà ulteriormente nel 2019 a causa del rallentamento della domanda mondiale, delle tensioni commerciali e dei prezzi energetici più elevati. Stanno incidendo sull’attività anche condizioni finanziarie più rigide nelle economie vulnerabili dei mercati emergenti e nei cicli economici ormai alla fine”. Di conseguenza, la crescita dovrebbe rimanere contenuta: dal 2,8% del 2017 al 2,3% nel 2018 e all’1,9% nel 2019, secondo l’Fmi.

Si prevede tuttavia che la crescita rimarrà al di sopra del potenziale nella maggior parte dei Paesi europei, spinta dalla domanda interna, sostenuta da un aumento dell’occupazione e dei salari. “A breve termine, l’intensificarsi delle tensioni commerciali e il brusco peggioramento delle condizioni finanziarie mondiali potrebbero minare gli investimenti e pesare sulla crescita”, ha dichiarato il Fmil

Nel medio termine, i rischi derivano dal ritardo nell’adeguamento fiscale e dalle riforme strutturali, dalle sfide demografiche, dall’aumento delle disuguaglianze e dal calo di fiducia nella politica. Inoltre, una Brexit “no-deal” comporterebbe forti ostacoli commerciali e non tra il Regno Unito e il resto dell’Unione Europea con conseguenze negative per la crescita, ha dichiarato il Fondo monetario internazionale. 

La Commissione europea ha riferito che la crescita, nei 19 Paesi della zona euro, potrebbe bloccarsi a causa di “seri rischi di rallentamento economico”, e prevede una crescita dell’1,9% nel 2019 (come il Fmi) e dell’1,7% nel 2020.

Si prevede che l’Europa avrà una crescita moderata unitamente alla maggior parte delle principali economie. Il Fondo ha pubblicato il report World Economic Outlook in ottobre in cui ha ridotto anche le previsioni di crescita globale, prevedendo il 3,7% nel 2018 e 2019, in calo di 0,2 punti percentuali rispetto a una precedente previsione.

Il Fondo ha ribadito che i Paesi europei dovrebbero “cogliere l’opportunità offerta dal proseguimento della crescita al di sopra del potenziale” per attuare riforme strutturali e ripristinare lo spazio per la politica fiscale (l’uso della spesa e delle politiche fiscali per influenzare le condizioni economiche). Il Fondo monetario internazionale insiste per le riforme strutturali nell’Ue dopo la crisi del debito sovrano, che ha lasciato molti Paesi, la Grecia prima di tutti, fortemente indebitati. Ha inoltre segnalato che Paesi come la Germania, che ha un forte surplus commerciale, dovrebbero aumentare anche la spesa.