Crisi, GB/ Disoccupazione e ristrettezze economiche stanno portando alla scomparsa dei pub, ne chiudono 52 a settimana

Pubblicato il 22 Luglio 2009 19:45 | Ultimo aggiornamento: 22 Luglio 2009 19:45

Il pub, quella straordinaria istituzione britannica che consente di bere una pinta di ottima birra (ma non solo) chiacchierando piacevolmente con amici o sconosciuti in accoglienti locali con pareti e travi di legno in un’atmosfera di intimità come se il mondo là fuori non esistesse, corre il rischio di restare solo un ricordo, un’altra, ennesima vittima della crisi economica.

La triste storia la racconta il Times, che citando i dati della British Beer & Pub Association (BBPA) informa che le chiusure dei tradizionali locali, imitati in tutto il mondo ma mai eguagliati, stanno aumentando vertiginosamente: 52 a settimana, con una perdita di 24 mila posti di lavoro solo nell’anno passato. Con numeri ancor più agghiaccianti, la BBPA informa che negli ultimi 12 mesi sono scomparsi da città e paesi 2.400 pub. La faccenda diventa ancor più grave nei piccoli centri, dove il pub è tanto importante come luogo di svago quanto la chiesa come luogo di culto.

Non è che il pub è passato di moda, anche se i locali tutti specchi e alluminio per giovanissimi gli fanno concorrenza. È una questione di soldi. Andare a bere in un pub costa, e costa assai più che comprarsi qualche bottiglia di birra in un off-licence o al supermercato e scolarsele a casa davanti alla televisione.

E con la disoccupazione e le ristrettezze economiche generate dalla crisi, per molti andare al pub, che un tempo era una abitudine pressoché giornaliera, è diventato un lusso. Non solo: ma anche il bando del fumo è stata una mazzata. Chi avrebbe mai immaginato che in un pub, con in mano una pinta di strong ale, non si potesse fumare?

Sempre secondo i dati della BBPA, il numero complessivo dei pub britannici, che si è mantenuto ”per anni” intorno ai 60 mila, è sceso ora a 53 mila e continua a scendere. Dei 52 pub che chiudono i battenti ogni settimana, 40 sono in piccoli centri, con una perdita di 461 posti di lavoro.

Ma la progressiva scomparsa dei pub e la perdita del lavoro da parte dei loro ”publicans” (i gestori o proprietari) non rattrista solo coloro che non ci possono più andare e devono accontentarsi di un birra nel salotto di casa – che è tutt’altra cosa – ma anche il governo, o meglio il ministero del Tesoro. Il quale negli ultimi 12 mesi ha perso 254 milioni di sterline (circa l’equivalente in euro) di tasse, e ne perde altri 5,5 in ogni settimana che passa. Ma non basta: la disoccupazione creata dalle chiusure costa al governo 1,53 milioni di sterline a settimana in sussidi per i senza lavoro.

Seppure il numero dei pub sta diminuendo paurosamente, fortunatamente per chi si reca in Gran Bretagna trovarli ancora costa solo un po’ di pazienza. Ma qui occorre un avvertimento: dimenticate l’Italia dove si entra in un bar e si ordina ”una birra”. Se lo faceste nella terra di Albione vi guarderebbero come un marziano, tali e tante sono le varietà del liquido ambrato (o scuro) tra cui si può scegliere.

In Gran Bretagna sono tutti molto “fussy” (pignoli) sulla loro birra. Occorre essere precisi su cosa si vuole bere. O fareste la stessa figura se entraste in un wine bar e ordinaste ”un bicchiere di vino”. E non date retta a chi vi dice che i britannici bevono la birra a temperatura ambiente. Un tempo era vero, ora non più.