Grecia, giusto aiutarli ma non rivedremo più soldi. Merkel: “Vorrei aumentarli”

Pubblicato il 9 ottobre 2012 11:37 | Ultimo aggiornamento: 9 ottobre 2012 16:15

crisi greciaROMA – I debiti della Grecia non saranno mai rimborsati, quei 126 miliardi che l’Europa le ha prestato non li rivedremo più. In particolare, i 20 miliardi che Atene deve all’Italia. Monti può dire che non ci saranno sconti (5 ottobre) con la Grecia ma a patto che ci sia attenzione verso i cittadini: questa sensibilità ha un costo, e il prezzo è la rinuncia sine die alla restituzione del prestito. Intanto la cancelliera tedesca Angela Merkel, in visita ad Atene, accenna ad altri aiuti: ”Vorrei aumentare gli aiuti destinati alla Grecia, i requisiti ci sono, ma dobbiamo aspettare la relazione della Troika”, ha detto in conferenza stampa da Atene. Ma il premier greco Antonis Samaras, dopo l’incontro con la cancelliera, assicura: “La Grecia è pronta a rispettare i suoi doveri e non chiede altri soldi”.

L’insolvenza greca appare al momento inevitabile. E visto che il Fmi non farà sconti, che la Bce non accetterà perdite sui bond acquistati, non resta che scaricare sugli Stati, sui governi e sui cittadini “l’onere di di assorbire le perdite greche” (Fubini sul Corriere della Sera). Non si era mai visto in tempo di pace, il debito condonato è un tabù: il pericolo è che il precedente darebbe ragione e nuovo fiato a chi in Europa di aiuti e prestiti per il malgoverno di un paese membro non vuol sentir nemmeno parlare. Se questi aiuti poi, fossero a fondo perduto, come è destinato ad accadere per Atene, pregiudicherebbe in partenza ogni volontà solidaristica per salvare l’euro.

Il fatto è che la situazione greca non permette altro se non una dilazione senza scadenze e praticamente prolungata all’infinito dei rimborsi dei salvataggi. Angela Merkel, in visita ad Atene, ha detto che: “La Grecia ha fatto molti passi avanti ma molto resta ancora da fare”. Con queste parole la cancelliera tedesca ha cominciato il suo intervento alla conferenza stampa congiunta con il premier greco Antonis Samaras. Una visita importante la sua, in un paese che la detesta, che fino a oggi l’ha ritratta in divisa nazista e che però, in questo momento, i nazisti ce li ha in casa (Alba Dorata è il terzo partito nei sondaggi). Classico caso di scuola: sei anni di recessione, un crollo dell’economia del 25%, altri tagli in cantiere per 13,5 miliardi nei prossimi due anni. Tutti i manuali storici, di fronte ai numeri di questa portata, mettono in guardia dall’insorgere di movimenti nazionalisti e antidemocratici di destra.

Ma Angela Merkel si presenta come “alleata e amica”. “In Germania tutto il governo ed il Parlamento hanno fiducia in quello che la Grecia può fare”, ha detto. Ai cittadini greci ”è stato chiesto molto, è un momento difficile ma i risultati si vedono e la Germania è un’alleata, un’amica del paese”.

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D’altra parte, basta fare un confronto con la situazione italiana, per accorgersi, come sembra essersi accorta l’elite dei funzionari di Bruxelles, dei tecnici nelle banche centrali, degli investitori e dei ministri nei governi, che i sacrifici imposti ad Atene sono in realtà inesigibili. 13 miliardi e mezzo sono in proporzione un centinaio di miliardi in Italia. La manovra di Monti, un  quarto di quella cifra,  è stata considerata unanimemente di lacrime sangue. E spalmata su tre anni, per giunta. In Grecia, la recessione è tale che è inverosimile che una crescita sia anche solo immaginabile nel giro di pochi anni. Il debito si attesta attualmente al 180% del Pil. Pensare che la Grecia possa accollarsi la spesa per rimborsare i prestiti è più che illusorio, è impossibile.