I mercati pronti a sfruttare l’instabilità: tenere d’occhio il caso Irlanda e l’Italia

Pubblicato il 19 Novembre 2010 8:19 | Ultimo aggiornamento: 19 Novembre 2010 11:55

Mentre il governo in Italia inizia a scricchiolare, le banche e i conti dell’Irlanda cedono progressivamente sotto il peso dell’insolvenza. Mentre la Germania ci mette del proprio impaurendo gli investitori privati dell’area-euro, la legge finanziaria a Roma entra nella fase decisiva. E quando Camera e Senato voteranno la fiducia all’esecutivo di Silvio Berlusconi, l’Europa sarà negli ultimi momenti di una tappa vitale: la riscrittura delle regole di governo dell’euro, nella sua fase più delicata dall’esordio dodici anni fa.

Federico Fubini per il Corriere della Sera parla di scherzi del calendario che fanno sì che il premier potrebbe andare a Bruxelles per quel negoziato di metà dicembre da dimissionario. “Per allora le fibrillazioni che scuotono il sistema della moneta unica potrebbero essersi calmate. Oppure no. L’Italia tra tre settimane può entrare in una crisi di governo, che secondo alcuni può essere un cambio d’epoca, mentreanche l a moneta nella quale il Paese si finanzia ogni giorno vive la sua prova della verità”.

Secondo Fubini sarebbe allora opportuno tracciare bene queste navigazioni parallele, sperando che restino tali, senza collisioni. Il punto di partenza, è che oggi stiamo meglio di ieri o piuttosto meglio di venerdì. Alla fine della settimana scorsa, in un punto acuto delle convulsioni attorno all’Irlanda, il premio di rischio dei Btp italiani a dieci anni rispetto agli omologhi Bund tedeschi era arrivato al 1,91%. Il massimo da quando esiste la moneta unica. Da allora questo «spread» si è ristretto e ieri ha fluttuato poco sopra l’1,60%. Anche i derivati che funzionano come un’assicurazione sulla vita (finanziaria) dell’Italia, i vituperati «credit default swap», ieri hanno limato i loro premi. Assicurare l’Italia dalla bancarotta ieri costava un po’ meno di mercoledì.

Ma il recente contenimento della deriva non può anestetizzarci al punto da dimenticare la nuova, spiacevole realtà. Quando la Grecia era scivolata malamente in primavera, l’Italia aveva tenuto sui mercati quasi alla perfezione. Quando l’Irlanda è precipitata in autunno, gli investitori hanno iniziato a uscire dai titoli di una Repubblica indebitata per oltre 1.800 miliardi di euro. I tecnici dicono che abbiamo “allargato”, ci siamo allontanati dall’area sicura la cui ancora è il Bund. Il contagio non è qui, ma neanche troppo lontano da qui.