Mutui più cari e poco credito alle imprese: la crisi per gli italiani

Pubblicato il 3 Novembre 2011 13:19 | Ultimo aggiornamento: 3 Novembre 2011 13:19

ROMA, 3 NOV – La Banca d’Italia ha risposto ieri a chi parla di rischio default anche per Roma dicendo che il debito pubblico italiano è sostenibile nei prossimi due anni anche se i tassi di interesse sui titoli di Stato arrivassero all’8 per cento e la crescita fosse uguale a zero.

Con il differenziale tra i Buoni del tesoro poliennali italiani e gli omologhi tedeschi che tocca le vette dei 460 punti, e il rendimento dei titoli di Stato italiani a ben oltre quel 6 per cento, pericolosamente vicino a quel 7 per cento indicato dagli operatori come il punto di non ritorno per un Paese verso il fallimento.

Ma il nuovo governatore Ignazio Visco è stato chiaro: l’Italia non rischia neppure se il tasso arriverà all’8 per cento.

L’allarmismo diffuso, giustificato o no che sia, ha però già messo in guardi gli italiani, con “ripercussioni sugli istituti di credito, sulle aziende e sulle famiglie”, ha detto Angelo Drusiani, gestore obbligazionario di Banca Albertini Syz, al Corriere della Sera. “Il rischio in caso di default è che i ceti medi si impoveriscano, livellandosi sul basso. Il venire meno della disponibilità liquida delle famiglie spingerebbe alla ricerca solo dei beni essenziali. Insomma, nei primi tempi ci sarebbe una forte recessione”.

I titoli di Stato alti. Il Corriere della Sera rassicura chi ha investito o vuole investire nei Titoli dello Stato italiano. Gli alti rendimenti, ma allo stesso tempo la volatilità dei Btp non devono far perdere la testa agli investitori. L’importante è valutare la propria propensione al rischio e assumere la maggior quantità di informazioni di fonte valida.

Il credito alle imprese. A causa delle difficoltà nella raccolta bancaria e della pressione sui titoli di Stato, peggiorano le condizioni dei prestiti alle aziende. Il Rapporto sulla stabilità finanziaria pubblicato ieri da Bankitalia ha segnalato inoltre “l’alta quota di debiti bancari con scadenze ravvicinate (circa il 60% inferiore a due anni), il cui rinnovo potrebbe consentire alle banche di aumentare i margini”.

Mutui più cari.  Secondo Palazzo Koch, se andranno avanti le difficoltà delle banche italiane di raccogliere denaro, i tassi di interesse sui prestiti alle famiglie potrebbero aumentar molto. Bankitalia sottolinea però che “i mutui a tasso variabile stipulati in passato, che equivalgono a circa il 70 per cento dei mutui toali, sono legati al tasso Euribor, per il quale i mercati si attendono una riduzione nei prossimi mesi”. I nuovi mutui, invece, risentiranno del peggioramento.

Conti correnti al sicuro fino ai centomila euro. Tutti i conti correnti, ricorda il Corriere della Sera, sono garantiti dal Fondo interbancario di tutela dei depositi che copre fino a 100mila euro e rimborsa entro 20 giorni. Per sostenere l’aumento del rischio dei titoli del debito sovrano che gli istituti di credito hanno in portafoglio, l’Autorità di vigilanza europea (Eba) ha chiesto alle banche dell’Eurozona di rafforzare il proprio capitale. Negli istituti italiani dovrebbero arrivare 14,8 miliardi.

Il costo della crisi.  Con lo spread oltre quota 400 punti la crisi potrebbe arrivare a costare all’Italia 100 miliardi di euro.

Se l’euro fallisce. Il fallimento dell’euro potrebbe costare fino a dieci volte di più che salvare la Grecia.  Secondo uno studio di Ubs sui costi della fine della moneta unica: per un cittadino tedesco i salvataggi peserebbero 1.000 euro contro 6-8 mila il primo anno e 3.500-4.500 l’anno successivo in caso di fine dell’euro. La moneta dei Paesi che dovessero abbandonare l’euro si svaluterebbe del 60%.